Campionato del Mondo 1992. Primo turno. Jimmy White affronta Tony Drago. Due che giocano alla velocità del fulmine. I soprannomi non mentono: The Wirlwhind vs The Tornado. E andando veloce, come al solito, “Il Vortice” Jimmy realizza la seconda serie perfetta del torneo più importante al mondo. Nessuno meglio di lui può raccontare ciò che si prova nell’entrare nella storia.

Jimmy White rest

“Al British Open avevo sconfitto in finale 10-7 James Wattana, dopo una sua spettacolare dimostrazione di coraggio. Nel suo match di ottavi contro Tony Drago, Wattana fu preso da parte e informato del coinvolgimento di suo padre in una sparatoria a Bangkok. In ogni caso trovò il coraggio di ritornare in sala, giocare e realizzare un 147 contro Drago, un risultato eccezionale a cui dovrebbe essere dato risalto ancora oggi. Al termine del suo match, terminato con una vittoria per 5-1, gli fu comunicata la morte di suo padre. Nonostante ciò decise di non abbandonare il torneo ed alla fine fui io ad avere la meglio su di lui.

Dopo la vittoria, ripensavo ancora al coraggio che aveva avuto nel continuare a giocare e non avevo dubbi che il suo 147 era qualcosa di eccezionale. Ovviamente non avevo la minima idea che soltanto due mesi dopo avrei realizzato una serie perfetta proprio contro lo stesso giocatore.

Conosco Tony da sempre. Siamo stati compagni d’allenamento per anni, quindi conosciamo entrambi il gioco dell’altro alla perfezione. Tony è un giocatore fantastico, anche se a volte il suo temperamento mediterraneo gli faceva perdere le staffe e questo condizionava il suo modo di giocare. Ha ottenuto sicuramente poco dalla sua carriera perché è senz’altro uno dei più talentuosi giocatori di sempre ad aver mai impugnato una stecca. È anche uno dei giocatori più corretti che ci siano in giro, lo ha dimostrato quando ho realizzato la serie perfetta contro di lui.

Nel nostro incontro di primo turno ero avanti 8-4 e mi sentivo alla grande, in forma e rilassato, quando Tony prova ad imbucare una rossa dalla distanza e la manca. Mi alzo dalla sedia, do un’occhiata al tavolo e mi rendo conto che le bilie erano in posizione perfetta per vincere agevolmente il frame. Non stavo pensando ad altro in quel momento.

Di certo non pensavo ad un 147. Non ancora, per lo meno.

Ne ho realizzati più di 250 in carriera – uno al Campionato del Mondo, una cinquantina in esibizione e circa altri 200 in allenamento e ogni volta realizzarne uno è speciale, anche in allenamento o senza nessuno lì a guardarti.

Quando stai giocando da solo, realizzare una serie perfetta è come realizzare un leg perfetto nel gioco delle freccette; i migliori giocatori sono in grado di riuscirci quando vogliono, ma farlo con la pressione addosso, è qualcosa di completamente diverso.

E se un professionista ti dice che non è nervoso e che lascia andare l’ultima freccetta in maniera naturale, anche in allenamento, ti sta mentendo e nello snooker è lo stesso. Quando sei pronto ad imbucare l’ultima nera, non mi importa quello che dicono gli altri, il tuo cuore batte forte e il palmo della tua mano è impregnato di sudore –  tutto quello che desideri in quel momento è che la bilia vada giù.

Potete immaginare come mi sia sentito quando ero in serie per realizzare una serie perfetta al Crucible con il mondo intero che mi guardava.

Ero in serie e le rosse continuavano ad essere  in posizione sempre più favorevole. Mi muovevo velocemente attorno al tavolo, giocavo di puro istinto, sapendo già che colpo giocare prima ancora che le bilie cadessero in buca.

Dopo la quinta nera, ero andato in apertura sulle rosse ed adesso erano in posizione perfetta. “Ci sono” continuavo a ripetere a me stesso “Sii costante, un colpo alla volta, non affrettare i tempi.”

La tensione continuava a salire perché il pubblico del Crucible è il più competente del mondo intero. Sapevano che il 147 era possibile e a quel punto era logico che ci provassi.

Osservando a mente lucida un frame di snooker, non dovreste neanche minimamente pensare alla serie perfetta. I rischi a cui si va incontro sono troppo grandi. Quello che dovreste fare è preoccuparvi di realizzare una serie da 74 per vincere in sicurezza il frame, imbucando le rosse con cautela e poi risalire con sicurezza verso la blu. Più ci si concentra a giocare sulla nera, maggiori sono le probabilità di commettere un errore, perdendo posizione e offrendo all’avversario la chance di alzarsi dalla sedia.

Ma fanculo.

Quello era il Crucible, il Campionato del Mondo, quello ero io.

Se avessi deciso di non andare per la serie perfetta e vincere il frame, mi sarei sentito colpevole ancora oggi. Meglio perdere un frame cercando la gloria che vincerlo ma rinunciando all’obiettivo più difficile da raggiungere nel mondo dello snooker.

Le rosse continuavano a sparire dal tavolo fin quando ho leggermente perso posizione ed ho dovuto imbucare una rossa dalla distanza e poi una nera con il rest. Il pubblico mi ha applaudito ma io mi sentivo così bene che sbagliare mi sembrava impossibile. Ero in palla –  dovevo soltanto stare calmo.

Arrivato al centone, sapevo che nessuno più di Tony in quel momento voleva che ci riuscissi.

Dopo la quindicesima nera, sul punteggio di 120, il pubblico cominciò ad essere parecchio agitato e nervoso. Dalla folla sentii un grido strano, ma ciò non mi condizionò affatto – ero così concentrato che avrei potuto giocare da qualsiasi altra parte. “Calmo e rilassato Jim” continuavo a ripetere a me stesso “Una bilia alla volta.”

Dopo aver imbucato la verde, se guardate su YouTube, potete notare quanto fosse teso Drago sullo sfondo. La sua mano destra tremava e si dava dei colpi sulla gamba perché era davvero in tensione per me. Tony non ha riguardato il match per tre mesi ma quando lo ha fatto, ha avuto i brividi perchè mentre stavo per giocare la verde, lui era seduto lì, tremando come una foglia nel mio campo visivo, e ha temuto che ciò avrebbe potuto condizionarmi. Alla fine la verde ha oscillato sui ganascini prima di cadere giù, ma non era stato in ogni caso colpa di Tony.

La marrone era in posizione perfetta, ma nell’imbucarla sono finito fuori posizione sulla blu e mi sono dovuto lasciare una rosa dalla distanza. La tensione adesso stava iniziando a farsi sentire – stavo per realizzare uno dei più grandi successi possibili per un giocatore di snooker, per di più al Crucible e stavo per mettere in tasca anche 100000 sterline – e sapevo che adesso mi mancavano soltanto due colpi.

La rosa, nonostante la difficoltà, finiva giù e in men che non si dica ero in posizione sulla nera. Mancava soltanto lei. Non sbagliarla, Jimmy. Non. Sbagliarla.

Mi preparo per colpire, la nera giù nel pieno della buca e tutto il Crucible in piedi, in visibilio. Non ho neanche avuto il tempo di stringere il pugno che Drago era già saltato dalla sua sedia, e sul punto di piangere, mi stava già abbracciando. “Ben fatto, amico. Ben fatto, amico.” Lo continuava a ripetere senza staccarmi le braccia dal collo. Quell’abbraccio sembrava durare un’eternità. È stato uno dei più grandi momenti di sportività e di classe mai visti e da quel gesto si può capire chi è Tony; entusiasta, amante pazzo dello snooker e gran persona.

Avevo avuto la stessa reazione quando Kirk Stevens aveva realizzato il suo 147 al Masters nel 1984  e spero che questa tradizione continui per sempre. In fondo oltre ad essere giocatori di snooker, siamo tutti tifosi e quando non si è in grado di vincere tutto quello che si vuole è vedere il tuo avversario ripulire il tavolo.

(Jimmy White, Second Wind)

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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