Nella sua autobiografia, recentemente pubblicata, Barry Hearn non tralascia di certo lo snooker. Senza dubbi l’incontro con un giovane Steve Davis cambiò la vita all’allora proprietario delle sale Lucania. In questo estratto, ripercorriamo il primo incontro tra i due, poco prima della grande esplosione del gioco delle ventidue bilie.

Di solito passavo il mio tempo nell’ufficio sottostante alla Lucania Billiard Hall a South Street, Romford. Ero lì un pomeriggio del 1975 quando Les Coates, il manager della sala, mi telefonò.

“Dovresti salire le scale e venire qui, Barry. C’è un ragazzo che sta giocando e sembra che abbia talento.” Non avevo molto da fare, quindi salii al piano di sopra e vidi con sorpresa una folla attorno al tavolo tredici. Vic Harris, il nostro giocatore di punta e campione dell’Essex, stava sfidando questo ragazzino magro e alto dai capelli rossi, che indossava un maglione di dubbia qualità e gusto. Steve Davis.

La cosa strana è che da quando l’ho conosciuto, l’ho sempre chiamato “Davis”. Quarantacinque anni dopo, continuo a farlo. Ma nello scrivere su di lui, continuare a chiamarlo “Davis” non mi sembra corretto per una persona così importante per me. Da questo momento lo chiamerò Steve.

Secondo Steve, la prima volta che l’ho visto, stava giocando una complessa uscita di quattro sponde mentre si trovava sotto snooker. Ovviamente io non me lo ricordo e non ho memoria né della partita né del fatto che potesse essere già allora uno dei migliori giocatori ad aver impugnato una stecca nella storia dello snooker. Quello che ricordo è che aveva un’incredibile capacità di concentrazione e mi resi conto subito che poteva esprimere il meglio delle sue possibilità grazie a quella caratteristica.

L’arrivo di Steve Davis ebbe un tempismo perfetto nella mia vita. Lo snooker aveva iniziato ad appassionarmi. Dal momento in cui avevo acquistato la catena Lucania, mi sentivo a casa in ogni sala da biliardo. Guardavo i clienti abituali e ritrovavo in loro me stesso. Durante il giorno c’erano i disoccupati, qualche criminale, disabili. Di pomeriggio arrivavano gli impiegati. Io mi trovavo più a mio agio con i perdigiorno, dopo tutto avevo poco da fare in mattinata e per tutti quelli come me le opzioni erano due: sala da biliardo o negozio di scommesse.

Dovevo iniziare a giocare a snooker e in poco tempo mi resi conto di non essere così male. La mia serie più alta in una partita è 54, in allenamento 87. Ero un avversario difficile da battere, soprattutto quando si giocava per soldi.

Quando lo snooker cominciò a esplodere, se non avevi prenotato il tuo tavolo entro le dieci del mattino non avevi chance di trovarne un altro fino alle sei del pomeriggio. Tutti facevano qualcosa per soldi: qualcuno vendeva oggetti rubati negli angoli delle sale, altri semplicemente giocavano con una posta in palio.

La prima volta che entrai nella mia sala a Lewisham, vidi una pistola nascosta sotto il tavolo uno. “Così non va bene” dissi al manager “adesso vai lì e lo fai presente a quei quattro disgraziati.” “Io con loro non ci parlo”, mi rispose subito “questa situazione te la sbrogli tu.”

Alla fine decidemmo di ignorarli e restammo lì fin quando non decisero di andarsene, insieme alla pistola, per fortuna. Ovunque si giocava per soldi – potevi entrare in una sala da biliardo e giocare per una bella somma quando volevi, in qualunque posto, anche se alla fine erano sempre i giocatori di maggior talento a portare a casa le vincite più grosse.

Di solito avevamo un gran flusso di clienti in inverno, ma molti di meno in estate. Così mi venne l’idea di creare un torneo unificato per tutte le sale Lucania, da svolgersi a settembre, aperto a tutti i giocatori che frequentavano i club almeno due volte a settimana. Mettemmo in palio 1,000 sterline, una cifra niente affatto bassa per l’epoca.

Dopo che Steve Davis venne a giocare un paio di volte, mi chiese di poter partecipare al torneo. Era la prima volta che mi parlava. In effetti non parlava con nessuno ed erano passati almeno due anni da quando lo avevo incontrato. Gli ricordai le regole: doveva giocare almeno due volte a settimana. Steve viveva con i suoi genitori in un appartamento popolare a Plumstead e aveva bisogno di più di due ore per arrivare a Romford, prendendo tre diversi bus e poi camminando a piedi. In ogni caso lo vedevo ogni settimana, più di una volta. Giocava sempre contro Vic Harris, mai per soldi.

La partecipazione di Steve al torneo Lucania nel 1975 era in sospeso. Qualcuno poi mi telefonò e mi disse di non poter giocare, così chiamai Steve per dirgli che era dentro. I suoi genitori non avevano un telefono a casa, ma mi ricordai dove poter trovarlo: Plumstead Common Working Men’s Club. Steve si allenava ogni giorno lì insieme a suo padre Bill. Di certo non trasparì eccitazione quando gli riferii la notizia, ma sapevo che non vedeva l’ora di mettersi in gioco.

Il torneo attirò giocatori da tutto il Sud-Est. Si giocava a Romford, su otto tavoli. Si iniziava alle 10:30 ogni giorno e si finiva circa a mezzanotte. Steve sconfisse Vic Harris, testa di serie numero due, ai quarti e poi Wally West in semifinale prima di affrontare in finale Geoff Foulds, uno dei più forti giocatori di Londra e campione in carica. Foulds vinse l’atto conclusivo 3-1.

Organizzai per Davis e Foulds una serie di incontri in giro per il paese, dove affrontarono alcuni tra i giocatori più forti in circolazione come Tony Knowles, Terry Griffiths e Mike Hallett. Foulds guidava ma ben presto si stufò e decise di ritornare a casa. A quel punto fui io direttamente ad accompagnare Steve, il nostro primo viaggio fu in Galles. A quell’epoca non aveva affatto personalità, zero carisma, ma imparai a conoscerlo. Divenni come una specie di fratello maggiore e il nostro rapporto si rinsaldò.

Mi resi conto che con Steve avevo un asso nella manica. Poteva anche essere socialmente inadeguato, ma al tavolo da snooker diventava un’altra persona. Volevo organizzare un altro torneo, coinvolgendo quattro giocatori professionisti e quattro dilettanti, che avrebbero avuto un vantaggio di quattordici punti per ogni frame. I professionisti scelti alla fine furono Ray Reardon, Dennis Taylor, Patsy Fagan e Doug Mountjoy. I dilettanti Geoff Foulds, Vic Harris, Russell Jarmak e Steve Davis.

A Romford, oltre alla grande sala con tredici tavoli, ce n’era anche un’altra con sei. Per le partite decidemmo di spostarne cinque, creando così spazio per gli spettatori, dando vita a una “match room”. Ecco perché Matchroom esiste ancora oggi. Il tabellone fu a eliminazione diretta e i dilettanti si sbarazzarono agevolmente dei professionisti. Tutti e quattro vinsero il match di quarti e Steve, alle due del mattino, sconfisse Geoff Foulds in finale. L’atmosfera era fantastica. Steve vinse un trofeo e un assegno da 200 sterline. Io feci un po’ più di soldi, visto che scommisi su tutti e quattro i dilettanti ai quarti e poi su Steve per il successo finale, quotato 6:1.

Barry Hearn
Sull'autore

Marco Staiano

Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.