Magari i loro nomi non saranno passati alla storia dello snooker, ma di certo questi cinque giocatori hanno saputo far parlare di sé. Scopriamo cinque storie diverse, ma sicuramente non banali

  • Graham Cripsey

Un giocatore di snooker deve saper affrontare a viso aperto le sfide. La paura per l’avversario non è tollerata. Se c’è qualcuno che di paura non ne ha mai avuta sul circuito quello è stato sicuramente Graham Cripsey. Prima di diventare professionista, Graham è stato per anni uno spericolato pilota del Muro della Morte, una delle attrazioni più in voga nella sua nativa Skegness. La sua famiglia fu una delle prime, già a partire dagli anni ’20, ad importare nel Regno Unito questo pericoloso spettacolo capace di attrarre le folle. Il giovane Graham lasciò a sedici anni la scuola per gettarsi a capofitto nello spericolato business di famiglia.

Si fratturò più di una costola e perse un pollice prima di diventare un giocatore professionista di snooker. Capace di qualificarsi al Crucible nel 1983 e di raggiungere la posizione numero 46 delle classifiche, Cripsey fu anche il primo giocatore ad essere seguito dal coach Del Hill, uno dei primi a scoprire il talento di Ronnie O’Sullivan e in seguito vero e proprio guru per tanti top-player. Dopo essere stato una presenza fissa tra i primi 64 giocatori al mondo per un decennio, negli anni ’90 la stella di Cripsey si eclissò. L’unico momento di fama lo ottenne all’Asian Open nel 1992, quando nel match con Sean Storey, Graham perse un frame 92-93, dopo che Storey commise ben tredici falli consecutivi.

Dopo essere stato sconfitto nelle pre-qualificazioni del mondiale nel 1995, a 41 anni Cripsey si ritirò dal circuito. Senza pensarci due volte si buttò di nuovo a capofitto nella sua prima passione e ritornò ad esibirsi sul Muro della Morte. Per un altro decennio tornò a sbalordire gli spettatori, salvo poi ritirarsi definitivamente nel 2004. Giunto ormai ai cinquant’anni Graham decise di non rischiare più e senza un erede sembra che la famiglia Cripsey si sia ritirata dal giro. Oggi Graham Cripsey è uno specialista in verniciatura e decorazione. Nonostante il Muro della Morte non ci sia più, Cripsey non ha lasciato la nativa Skegness. Ancora oggi continua a giocare a snooker a livello di club.

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  • Silvino Francisco

Figlio di un pescatore portoghese emigrato in Sud Africa, Silvino Francisco è nato e cresciuto in una famiglia ben inserita nel mondo del biliardo. Giunto in Inghilterra all’inizio degli anni ’80, Francisco dimostrò di essere un giocatore di classe, capace di imporsi nel prestigioso British Open e di raggiungere la posizione numero dieci delle classifiche. Proprio la finale del torneo conquistato fu travolta da uno scandalo, quando in una pausa Francisco accusò Stevens di essere sotto effetto di sostanze stupefacenti. La federazione multò il sudafricano, ma in seguito il canadese ammise di essere dipendente dalla cocaina.

Francisco andò incontro anche a diversi problemi con il match fixing, senza essere mai condannato. Fece gran clamore il suo match disputato al Masters nel 1989 contro Terry Griffiths, in cui ci fu un aumento anomalo di scommesse sul risultato esatto (5-1 in favore del gallese). Fu proprio la passione sfrenata per il gioco d’azzardo a porgere il conto al sudafricano. Per poter ripagare alcuni grossi debiti, accettò di smerciare 47 kilogrammi di cannabis dal valore di 15500£ in Gran Bretagna e fu condannato a tre anni di carcere. Silvino provò a difendersi dicendo che non sapeva cosa stesse trasportando nel bagagliaio della sua Fiat X19, ma ciò fu soltanto la tipica difesa dovuta alla specificità del caso. Più in là Francisco dichiarò di essere con le spalle al muro e di aver commesso una stupidaggine.

All’epoca aveva 51 anni ed era sceso dal suo best di numero dieci alla posizione numero 166. Soffrì di problemi di vista, divorziò da sua moglie e dovette fronteggiare la bancarotta. Si trasferì in un piccolo appartamento e si iscrisse ad un corso per diventare nutrizionista al Chesterfield College. Provò a diventare un coach, ma le gravi accuse per traffico di droga glielo impedirono. Silvino era anche un abile costruttore di tavoli, quando da giovane lavorava alla Union Billiard in Sud Africa e non solo sapeva costruire un tavolo, ma anche realizzare centoni su di esso. Tutte queste possibilità svanirono e per mantenersi fu costretto a fare i turni di notte in un negozio di fish&chips di proprietà di un amico.

  • Lee Richardson

Un quarto di finale in un torneo non valido per il ranking, una misera posizione numero 80 come best ranking raggiunto in carriera, nessun successo di rilievo. Eppure Lee Richardson è stato uno dei personaggi più eccentrici e caratteristici dello snooker negli anni ’90. Conosciuto come “Lee the Shirt” per le sue camicie sgargianti, Richardson è sempre riuscito a far parlare di sé nonostante i pochi risultati di rilievo ottenuti come giocatore. Le sue apparizioni in televisioni furono sempre molto apprezzate. Memorabile la volta in cui riuscì a far indossare a Terry Griffiths una bandana leopardata.

Richardson era famoso anche per le sue abilità come rapper, e provò (senza successo) a lanciare anche una carriera nel mondo della musica. Fecero scalpore le sue dichiarazioni dopo essere stato escluso dal circuito di voler continuare a giocare partite per soldi, invogliando anche i suoi amici a scommettere su di lui. Richardson non ha mai nascosto la sua passione per l’alcol e per il divertimento sfrenato, e per un periodo della sua vita ha anche vissuto ad Amsterdam, città da lui definita “perfetta per il mio stile di vita.” L’unica cosa che non è mai venuta meno nella vita di Richardson è stata proprio la sua voglia di giocare a snooker. E a 49 anni ci sta ancora provando. Lo scorso anno ha giocato alcuni match della Q-School e anche quest’anno sembra intenzionato a non volersi arrendere.

  • Danny Fowler

La storia di Danny Fowler è unica ma allo stesso tempo simile a molte altre. Nel crudele mondo dello snooker nascere con un talento fuori dal comune è cosa rara. Tanti campioni, soprattutto in tempi andati, quando i montepremi erano irrisori, si dedicavano ad altro. Danny Fowler passerà alla storia come “The Dustman”: il netturbino.

Fowler giocava a snooker semplicemente come passatempo. Soltanto a ventott’anni decise di diventare professionista. Prima aveva lavorato in miniera e soprattutto si era occupato della nettezza urbana della città di Worksop. Nonostante il soprannome all’apparenza irrisorio, Fowler fu un buon giocatore. Capace di raggiungere la posizione numero 28 delle classifiche, i quarti di finale allo Uk Championship nel 1990 e due semifinali in tornei full ranking, tra l’altro ottenute consecutivamente (Grand Prix e Dubai Classic 1989).

La sua nemesi in carriera fu Stephen Hendry. I due si affrontarono otto volte e fu proprio lo scozzese a fermarlo nelle occasioni più importanti raggiunte in carriera. Nonostante due decider, Fowler non vinse mai. Per parecchi anni il nome di Danny fu proprio legato a una clamorosa sconfitta al campionato del mondo: nel 1993 Hendry lo battè 10-1, quella che per anni è stata la sconfitta più dura mai subita nel torneo più prestigioso al mondo. Da notare che Fowler si qualificò al Crucible battendo 10-0 Karl Broughton. Ironia della sorte. Nel 2019 è stato il cinese Luo Honghao a scippare questo nefasto primato a Fowler, quando Shaun Murphy lo battè 10-0.

I folti baffi e il pittoresco soprannome non impedirono al ex netturbino di finire nel dimenticatoio del mondo dello snooker. Uscito dai radar del panorama biliardistico, Fowler finì per lavorare come corriere per una compagnia che si occupava del trasporto di larve, utilizzate come esche o foraggio animale. Un vero e proprio ritorno alle origini, non così dissimile dal mestiere che lo rese popolare nel mondo dello snooker.

  • Jimmy Michie

Tra i personaggi magari meno noti ma allo stesso tempo caratteristici dello snooker, Jimmy Michie merita un posto di rilievo. Soprannominato “The Waistcoat”, Michie aveva una personalità molto carismatica ed era anche un giocatore capace di esprimere uno snooker di prim’ordine. Raggiunse due semifinali come risultato migliore in carriera (British Open 1999, LG Cup 2002) e nel match singolo è stato capace di battere anche i migliori.

Michie si qualificò per il campionato del mondo una sola volta in carriera, nel 1996. Si presentò al Crucible in limousine, ma dopo esser stato sconfitto da James Wattana 10-8, scappò via da un’uscita secondaria. Michie è stato grande amico di Paul Hunter e molto vicino anche a Ronnie O’Sullivan e fu proprio lui a prestargli la stecca nella finale del campionato del mondo 2006. Proprio in quel match The Rocket ebbe problemi con il cuoietto e fu lo stesso Michie a ripararlo, mentre Graeme Dott fremeva di rabbia al tavolo. I due si sono poi allontanati, e Michie è stato anche molto critico nei confronti del suo ex-amico.

Attorno alla carriera del giocatore di Pontefract ci sono state alcune vicissitudini legate al match fixing, nonostante nessuna condanna. L’inglese si è ritirato nel 2011, dopo un controverso match disputato allo Shoot Out contro Marcus Campbell, in cui ci fu un flusso anomalo di scommesse, preso in considerazione dalla federazione ma poi risoltosi in un nulla di fatto. Dopo essere uscito dal mondo dello snooker, il nome di Jimmy Michie è ritornato in auge quando nel 2016 fu condannato a tre anni di carcere per aver importato illecitamente dall’Asia più di un milione di pillole per la disfunzione erettile dal valore di 1,2 milioni di sterline.

Michie si difese dalle accuse affermando che uno dei suoi contatti dell’Estremo Oriente aveva provato a corrompere con il suo aiuto un match. Dopo il suo rifiuto, Michie sarebbe stato minacciato e coinvolto in questa maxi-truffa organizzata tra Hong Kong e l’India. Dopo aver scontato circa un anno, Michie si è dato ad affar di ogni tipo: dalla vendita di auto a quella di bitcoin!

Sull'autore

Marco Staiano

Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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