Clive Everton ci porta alla scoperta delle radici del gioco e a scoprire il perché Neville Chamberlain decise di chiamarlo snooker.

Neville Chamberlain

Nel 1875 il colonello Neville Chamberlain era un giovane subalterno nel reggimento Devosnshire di stanza a Jubbulpore, in India. Durante la stagione delle piogge i generali trascorrevano i lunghi pomeriggi al tavolo da biliardo della mensa. Al posto della classica variante uno contro uno, si preferiva coinvolgere più persone e allo stesso tempo, così facendo, era più facile aggiungere una componente legata alle scommesse.

La piramide, da cui lo snooker certamente si è evoluto, si giocava con quindici bilie rosse, racchiuse in un triangolo, con la rossa d’apice piazzata sull’attuale spot della rosa. Ogni volta che un giocatore imbucava una rossa, tutti i suoi avversari dovevano pagare la somma su cui ci si era accordati in precedenza.

Nel black pool, una variante del pool giocato all’epoca, una bilia di colore nera appariva per la prima volta. Dopo aver imbucato la bilia assegnata (definita prima dell’inizio della partita), vi era la possibilità di colpire la nera. Se si riusciva ad imbucarla, ogni giocatore doveva pagare una quota extra prefissata e poi continuare ancora il proprio turno. Joe Davis, il primo campione del mondo di snooker, giocò per parecchie ore durante la sua gioventù ad un gioco simile chiamato pink pool.

Il black pool era il gioco preferito tra gli ufficiali del reggimento Devonshire ma fu Chamberlain ad avere l’ispirazione di aggiungere a mano a mano altre bilie colorate. A snooker, poco dopo la sua creazione, si giocava con quindici rosse, gialla, verde, rosa e nera. La marrone e la blu furono aggiunte soltanto qualche anno dopo. I nuovi colori aggiunsero al gioco una varietà (e soprattutto una maggiore possibilità di scommettere) che attirò subito l’attenzione. Il concetto di break building e il valore prestabilito per ogni colore verranno definiti soltanto in seguito. Senz’altro le origini dello snooker vanno ricercate in queste circostanze alquanto casuali.

Quando lo scrittore Compton Mackenzie intervistò Neville Chamberlain nel 1938, egli raccontò che un pomeriggio aveva ricevuto la visita di un giovane subalterno che aveva appena terminato il suo addestramento alla Royal Militar Academy, a Woolwich. Durante la conversazione a quest’ultimo capitò di riferire che un cadetto appena arrivato, senza nessuna esperienza, era chiamato a Woolwich “snooker”, riferendosi al fatto che un novizio era al grado più basso immaginabile. La parola originale era il termine francese “neux”, che fu subito storpiato e anglicizzato in “snooker”.

Chamberlain disse: “Non avevo mai sentito prima di allora quella parola ma subito ebbi l’occasione di utilizzarla quando un ufficiale che stava giocando con me mancò l’imbucata di una colorata facile in angolo. Gli dissi: “Sembra che tu sia proprio uno snooker.”

“In seguito ho dovuto spiegare all’intera compagnia il significato di quella parola e per placare gli animi dopo la mia uscita dissi che eravamo tutti degli “snooker” in quel nuovo gioco e che quindi sarebbe stato logico chiamarlo così. Il mio suggerimento fu accolto con entusiasmo e da quel momento in poi si è sempre chiamato snooker.”

Nel 1876 quando Chamberlain entrò a far parte del reggimento a cavallo delle Indie Centrali, portò il nuovo gioco con sé. Dopo essere stato ferito nella guerra afgana, servì come comandate dell’armata di Madras. Il gioco ovviamente lo seguiva anche quando andava a trascorrere l’estate alla stazione di Ootacamund. Lo snooker divenne la specialità unica dell’Ooty Club e le regole del gioco appese in tutte le sale biliardo della zona.

La fama del nuovo gioco era arrivata fino in Gran Bretagna e quando John Roberts, il dominatore di quell’epoca dell’English Billiard, andò a Calcutta in una delle sue esibizioni si impegnò a cercarne le regole. Una sera nel 1885 Chamberlain stava cenando con il Mahraajah di Cooch Behar quando ebbe l’occasione di conoscere Roberts. Fu lui che portò il gioco nella patria d’origine. Mancava ancora parecchio tempo al momento in cui lo snooker sarebbe diventato un gioco popolare. Non tutte le sale biliardo potevano permettersi un set da 22 bilie. Ci volle poco in ogni caso prima che tutti notassero le grandi potenzialità, commerciali e non solo, dello snooker.

(Clive Everton, History of snooker and billiards)

Sull'autore

Marco Staiano

Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

1 Commento

    Sono un appassionato ed un giocatore. Vi ringrazio per questi cenni storici, veramente interessanti.
    La nota finale è impagabile.

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