“Il mio biliardo” è probabilmente l’unica opera tradotta in italiano a tema snooker. Il grande scrittore Mordecai Richler era un avido appassionato del gioco e ne conosceva bene le diverse sfumature.

Quando ci si avvicina a uno sport e si comincia ad amarlo, allora lo si vuole approfondire anche dal punto di vista storico e letterario. Nel caso del biliardo purtroppo, se si tolgono i volumi manualistici, non esiste molto di tradotto. Uno dei pochi volumi, se non addirittura l’unico, è Il mio biliardo dello scrittore canadese Mordecai Richler, fervido appassionato dello snooker.

Ho letto questo volume in un’edizione Mondolibri del 2002, che riecheggia quella dell’Adelphi, con la traduzione di Matteo Codignola. Essa rende perfettamente lo spirito del libro, tra storia, aneddoti privati e ironia, con qualche mancanza per quanto concerne le nozioni tecniche di questo sport.

“A due passi dal liceo, in St.Laurence boulevard (che tutti a Montreal chiamiamo sempre e solo la Main), c’era la sala da biliardo Rachel, mio antidoto personale contro le ore di algebra e geometria, che mi facevano ammattire. Al Rachel i principianti erano costretti a farsi le ossa sull’ultimo dei quattro tavoli, per paura che la stecca gli sfuggisse di mano e strappasse il panno. A quello liso dell’umiliante ultimo tavolo, infatti, nessuno badava più, anche perché era pieno di rattoppi con nastro adesivo nero, per tacere delle macchie appiccicaticce di Coca o delle bruciature di sigaretta.”

Il testo, un volume di 184 pagine, sta tra il romanzo e il saggio e si rivela un vero inno alla letteratura sportiva, con aneddoti che non riguardano soltanto il gioco del biliardo, ma anche della boxe, del baseball, dell’hockey. L’Autore racconta il percorso che l’ha fatto avvicinare a questo sport fin dall’età di quattordici anni, per poi arrivare a trattarlo professionalmente dal punto di vista giornalistico e letterario. Qui dove emerge l’amore di Richler per lo snooker, sport da lui giocato sempre a livello amatoriale, trattato con una freschezza quasi fanciullesca, tant’è che quando lo scrittore riesce a comprarsi finalmente il suo tavolo da mettere in casa lo descrive come uno dei momenti più belli della sua vita.

Il mio biliardo, oltre che per lo svolgimento veramente gradevole, in cui emerge la penna di un grande Autore internazionale, è estremamente utile per chi voglia approfondire lo snooker, dato che sono moltissime le storie e i giocatori raccontati dal canadese. Si racconta per esempio di Cliff Thorburn, connazionale di Richler, primo non britannico a vincere al Crucible, per poi narrare le gesta dell’eccentrico e geniale Alex Higgins. Si parla di O’Sullivan, ormai pronto a superare i record di questo sport, come di Stephen Hendry, che coi suoi sette titoli è il giocatore con più campionati del mondo all’attivo. Senza dimenticare la sensazionale finale del 1985 vinta in extremis da Dennis Taylor contro Steve Davis.

In questo romanzo c’è questo e tanto altro, libro che consiglierei per appropinquarsi in modo divertente allo snooker ma anche per immergersi nel mondo di un grande scrittore.

Sull'autore

Stefano Duranti Poccetti

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