Un frame decisivo nella semifinale dello Scottish Masters ventiquattro anni fa. Nigel Bond e Ronnie O’Sullivan non si affrontano da tanti anni, ma l’ex-finalista del campionato del mondo non vede l’ora di scendere in sala. Da 33 anni è un giocatore professionista e sembra non volere smettere. In questa intervista rilasciata per il sito del WST, l’inglese parla delle sue ambizioni e del suo futuro come allenatore.
Nel 1998 Tony Blair era appena diventato Primo Ministro, Google veniva registrato come compagnia privata per la prima volta, Zinedine Zidane trascinò la Francia al successo del Mondiale e le Spice Girls erano saldamente in testa a tutte le classifiche pop.
Incredibilmente questo è stato anche l’anno in cui Nigel Bond e Ronnie O’Sullivan, due giocatori-simbolo degli ultimi trent’anni del circuito professionistico, hanno incrociato la stecca per l’ultima volta. La coppia si è affrontata per sei volte tra il 1994 e il 1998 (con sei successi in altrettanti incontri per O’Sullivan). Da quel momento però i due non si sono più incrociati in nessun torneo. Dopo ventiquattro anni, torneranno ad affrontarsi nel primo turno del BetVictor European Masters che si disputerà a Milton Keynes.
“È incredibile che non ci siamo affrontati per così tanto tempo,” ha affermato Bond, l’unico giocatore che è diventato professionista negli anni ’80 che non ha mai avuto bisogno di una wild card per restare sul circuito. “Mi ricordo di alcuni match molto combattuti, mi ha sconfitto 6-5 nelle semifinali del Masters di Londra e anche allo Scottish Masters. In un altro paio di occasioni invece ho subito sconfitte pesanti.”
“Sarà fantastico giocare contro di lui, non vedo l’ora. Ronnie, secondo me, è il migliore di tutti i tempi. Giocare contro di lui sul tavolo televisivo davanti a un pubblico numeroso è bellissimo, mi godrò l’occasione e cercherò di sfruttare l’opportunità.”
A 56 anni, Bond è capace soltanto a sprazzi di mostrare il talento che lo ha portato a vincere il Britsh Open nel 1996 e a conquistare la finale al Crucible nel 1995. Ma soltanto poco più di due anni fa, il giocatore di Darley Dale è riuscito a ottenere un prestigioso quarto di finale allo UK Championship, sconfiggendo tra gli altri Judd Trump, Luca Brecel e Gary Wilson, prima di arrendersi soltanto al frame decisivo contro Mark Allen.
“Considero queste vittorie tra le mie migliori della mia carriera, tenendo conto del livello degli avversari che ho sconfitto,” ha aggiunto Bond. “Ho dimostrato a me stesso di essere ancora capace di esprimermi ad alti livelli. Di certo non dimentichi come si giocano determinati colpi quando diventi più vecchio, è soltanto più difficile effettuarli con consistenza. Non spendo più tanto tempo ad allenarmi, se lo faccio da solo, un paio di ore sono più che sufficienti. Quello che diventa più difficile quando l’età avanza è trovare la giusta concentrazione al tavolo.”
La striscia di 33 anni consecutivi sul circuito da parte di Bond rischia di interrompersi, visto che attualmente è alla posizione numero 76 della classifica. Per poterla allungare, l’inglese dovrebbe ritornare tra i top-64 oppure essere uno dei quattro migliori giocatori al di fuori di essi nella one-year list.
“Mi rendo conto che questa potrebbe essere la mia ultima stagione,” ha dichiarato l’ex-numero cinque al mondo. “Di sicuro mi godrò i prossimi mesi. Se riuscissi ad avere soltanto una buona settimana, come quella a York qualche anno fa, allungherei la mia permanenza sul circuito per almeno altre due stagioni. Mi piacerebbe molto essere ancora un professionista, ma se dovessi uscire dal Tour, di sicuro avrei più tempo per concentrarmi sul coaching.”
Bond si allena al Lennon’s Pool and Snooker club di Chesterfield e prova grande soddisfazione nell’aiutare giocatori di tutti i livelli. Si occupa inoltre anche di svariati corsi come membro del WPBSA Coaching Team. Dal 2017 al 2019, è stato svariate volte in Thailandia per lavorare insieme a Nutcharut Wongharuthai, che è riuscita a mettere in mostra tutto il suo potenziale qualche settimana fa, conquistando per la prima volta il titolo di campionessa del mondo.
“Aiuto giocatori di tutti i livelli e di tutte le età. Se si affidano a me, voglio che riescano ad esprimere il meglio del loro gioco, qualsiasi sia il loro standard. Magari realizzano serie da 20 ma ambiscono a realizzare break da 30 o 40.Da un altro punto di vista, sarei aperto ad allenare giocatori professionisti, ma non lo farò fino a quando non esco definitivamente dal circuito. Non vorrei mai essere il coach di un giocatore e poi ritrovarmelo contro nel tabellone di un torneo!”
“Mi dà grande soddisfazione vedere i giocatori migliorare quando li alleno. È qualcosa che mi darà sempre un grande piacere.”





