Dopo i problemi all’occhio sinistro e le vicissitudini legate al Covid-19, Marco Fu sembra aver finalmente fatto ritorno ai livelli che gli competono. Ha scelto l’atmosfera di casa del “suo” Hong Kong Masters, davanti a novemila spettatori, per mettere in mostra ancora una volta il proprio indiscusso talento. Archiviato quel che Fu, si attende ora quel che sarà.

Lontano dai riflettori del tavolo da gioco, Marco Fu non fa spesso parlare di sé. Certo, il giocatore nativo di Hong Kong è stato a lungo il faro di riferimento di un’intera area geografica, quella cinese, prima che i vari Ding, Xiao, Zhou, Li, Liang, Zhao, Yan iniziassero ad affollare i tabelloni dei tornei del circuito. Tuttavia, un carattere piuttosto riservato, un’etica improntata al rispetto dell’avversario ed una impeccabile disciplina hanno sempre fatto di questo giocatore un silenzioso esempio di umiltà, costanza e dedizione, ammirato da tifosi e colleghi tanto umanamente quanto per le qualità espresse al tavolo.

Professionista dal 1998, Marco Fu ha dovuto lottare sin da bambino per inseguire una carriera la cui strada è sempre stata tutt’altro che spianata. Trascorsa la giovinezza fra Hong Kong e Canada per motivi legati allo studio, ha potuto dedicarsi pienamente allo snooker solamente una volta raggiunta la maggiore età: i risultati non sono però tardati ad arrivare, dal momento che Fu, tra i dilettanti, si è laureato campione del mondo tanto nella categoria maggiore che in quella under 21 appena qualche mese più tardi, a soli 19 anni d’età.

Guadagnatosi così l’accesso nel circuito principale, si è rapidamente fatto notare per il suo stile di gioco sempre molto misurato ma di finissima qualità, di certo meno frizzante e innovativo di quello che negli stessi anni iniziava a mostrare Ronnie O’Sullivan ma ugualmente attraente ed efficace. L’ascesa del giocatore di Hong Kong è stata graduale ma costante: da subito sono infatti arrivati i primi scalpi importanti, ovvero le vittorie contro lo stesso O’Sullivan, ma anche nei confronti dei più esperti Lee, McManus, Ebdon.

A queste affermazioni hanno fatto seguito le prime semifinali in tornei full-ranking, tra i quali spiccano quella raggiunta allo Scottish Open, le due collezionate al Welsh Open e soprattutto quella al Campionato del Mondo 2006, persa solamente al frame decisivo contro Peter Ebdon, dopo che Fu era stato in grado di rimontare uno svantaggio di 9-15. Il primo titolo ormai pare nell’aria e Marco lo solleva al cielo alla sua decima stagione da professionista, quando fa suo il World Open battendo in finale ancora una volta Ronnie O’Sullivan. Negli anni successivi verranno quindi i titoli all’Australian Goldfields Open ed allo Scottish Open, che fisseranno il bottino del giocatore di Hong Kong agli attuali tre titoli ranking.

Giocatore assai sottovalutato dal punto di vista realizzativo, Marco Fu compare sorprendentemente in ogni possibile statistica relativa alla prolificità: dodicesimo miglior realizzatore nella storia per quanto riguarda i centoni, con 504, ha all’attivo anche cinque 147, il che fa di lui l’ottavo miglior realizzatore di serie perfette di sempre. Fu compare anche nelle top ten di centoni realizzati in rapporto ai frame giocati ed ai match disputati, a riprova della facilità di questo giocatore nel gioco di serie.

Il 2017 è l’anno della svolta, tanto nel bene quanto nel male: da un lato Fu raggiunge il best ranking di numero cinque al mondo, alle spalle di mostri sacri del calibro di Selby, Higgins, Trump e Ding. Dall’altro, a controbilanciare questo successo, si manifestano con insistenza i problemi alla retina dell’occhio sinistro, che lo porteranno ad affidarsi prima alle cure laser e successivamente ad una delicata operazione. Sebbene riuscita, questa lascia i segni nel giocatore di Hong Kong, il cui livello di gioco sembra destinato a non tornare mai più quello delle ultime stagioni.

Il recupero è lento e lo scoppio della pandemia di Covid-19 frena ancor di più il tanto atteso ritorno alle competizioni. Marco Fu gioca appena qualche torneo, spesso perdendo già all’esordio, e vede il proprio ranking crollare sino ai margini della top128. Una tour card biennale concessagli in virtù dei meriti di gioco lo salva dal baratro delle qualificazioni tramite la Q-School, i risultati tornano lentamente ad arrivare e con essi anche i consistenti centoni, cifra stilistica del Fu dei tempi migliori.

Difficile dire cosa sarà di Marco Fu nelle prossime stagioni. Non c’è nessun dubbio riguardo alla volontà, la stessa di quando, ragazzino, muoveva i primi passi nel mondo dello snooker. Sulla qualità si potevano esprimere certezze più blande, rese tuttavia solidissime pochi giorni fa all’Hong Kong Masters, di fronte ad una folla oceanica di quasi novemila persone accorsa in massa per il proprio eroe nazionale. In una settimana da sogno, Fu ha ribaltato i pronostici in ogni partita, dominando Mark Selby ai quarti per 5-2 ed estromettendo John Higgins con il punteggio di 6-5, mettendo persino a referto un 147 nel frame decisivo contro lo scozzese, per il visibilio del pubblico presente in sala.

La finale persa poi con Ronnie O’Sullivan non toglie nulla al livello di snooker eccelso mostrato da Marco Fu nei due match precedenti. Il ritorno del quasi quarantacinquenne fra i protagonisti del circuito mondiale è realtà ormai più che concreta e la scalata del ranking per conservare un posto nel Tour anche per la prossima stagione è l’obiettivo dichiarato. Dopo aver ammirato per diverse stagioni quello che Fu, ora si attende quello che sarà.

Il video della serie perfetta realizzata contro John Higgins all’Hong Kong Masters

Sull'autore

Fabio Valente

Ventisei anni, di cui almeno metà trascorsi scrivendo storie sportive. L'ultimo amore, forse il più vero, è quello per lo snooker.

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