Nella sua autobiografia “Double or quits”, Willie Thorne non ha peli sulla lingua. Il compianto giocatore inglese ha dovuto fronteggiare bancarotta e debiti, candidamente ammettendo la sua passione per le scommesse. Se i cavalli spesso si rivelavano perdenti, con lo snooker è riuscito a racimolare più di qualche soldo. Scopriamone qualcosa in più…

È sempre stato difficile guadagnare, anche quando ero nel mio momento d’oro. Scommettere sullo snooker è un qualcosa che si è sviluppato abbastanza tardi, come in generale le scommesse su determinati sport. Se volevi scommettere negli anni ’70 e ’80, dovevi farlo puntando tutto su te stesso.

Lo snooker è stato il tramite che mi ha iniziato a far scommettere. Da dilettante riuscivo già a tirare su un sacco di soldi: mi sono ritrovato a giocare match anche per 20000 sterline in quegli anni. Giocavo più o meno per le stesse cifre anche quando sono passato professionista, anche se le partite assumevano la forma di allenamento a porte chiuse. Ho sfidato in un’infinità di match di questo tipo Jimmy White negli anni ’80, quando vivevo a Sheffield.

Jimmy si presentava da me qualche settimana prima dell’inizio del campionato del mondo e giocavamo al meglio degli undici frame, con in palio una somma modesta. In tutte queste partite, Jimmy non riusciva mai a vincere. I miei successi però erano privi di significato, perché non riuscivo poi ad esprimere il mio miglior gioco al Crucible. Jimmy raggiungeva semifinali o finali, io al massimo sono stato due volte nei quarti. Per quanto ci impegnassimo nel renderli seri, i nostri match d’allenamento non riuscivano a sostituire le emozioni e la tensione che si prova quando si scendeva in sala.

Quando ero ancora a Leicester, sono riuscito a mettere da parte un buon gruzzolo. Giocavo contro un tipo di Birmingham soprannominato “Bob il macellaio”. Bob gestiva una sala in città ed era un giocatore di buon livello, anche se dovevo dargli 40 punti di vantaggio. Era in grado di giocare impugnando la stecca con una sola mano, e anche in questo modo, riusciva a mettere su break da 20, 30 punti. Sapeva controllare bene la bilia battente e padroneggiare anche i colpi in retrò. Nonostante le sue abilità, riuscii a vincere un sacco di soldi contro di lui. Giocavamo seguendo diversi format, ad esempio usando sempre il rest, ma vincevo sempre io. A quel tempo era virtualmente imbattibile.

In tanti a quel tempo venivano da Birmingham provando a sconfiggermi. Una volta sei giocatori mi lanciarono una sfida e dovetti affrontarli consecutivamente uno dopo l’altro. Il mio club a volte sembrava il negozio di un barbiere, vista la coda che si creava all’ingresso. Credo di essere riuscito a ricavare almeno 20000 sterline dagli incontri con questi sfidanti.

Era un gran bel modo di guadagnare qualche soldo-extra. In quegli anni fui sconfitto una sola volta da Patsy Fagan sul mio tavolo e quindi le mie entrate erano regolari, completamente diverse dagli alti e bassi dell’ippodromo. Qualche volta vincevo anche bei soldi per un singolo match, come quando “Jack l’australiano”, un appassionato dilettante, perse contro di me 28000 sterline. Jack aveva venduto la sua azienda in Australia e si era trasferito in Inghilterra. Provava a guadagnarsi da vivere bazzicando le sale da biliardo e giocando match per soldi. Si trovò subito a suo agio con me e una volta mi sfidò alla sala di Hammersmith. Qualcuno mi aveva detto che era un giocatore senza talento, ma aveva fama di saper imbucare bene una mano di rossa-colore, prima di giocare in difesa.

Gli concessi un handicap quasi incolmabile di 82 punti per frame e ci accordammo, stupidamente, per giocare senza un numero prestabilito di partite. Normalmente si giocava al meglio delle undici e anche nel più combattuto dei match si giocava almeno tre ore e mezza. Jack si presentò con vestite e ciabatte in una piccola borsa sportiva. Aveva poi un’altra valigetta, che portava sempre con sé, piena di banconote. Senza cerimonie, la piazzò sul tavolo e la aprì. Dovevano esserci almeno 15000 sterline dentro. Giocavamo per 2000 a frame e mi resi conto che sarebbe stato facile spennarlo.

Jack era un giocatore mediocre, ma io commisi l’errore di tentare troppe imbucate difficili. Se avessi giocato in maniera più conservativa, probabilmente avrei vinto in ancor meno tempo. Il match, come prevedibile, durò tantissimo. Ogni tanto Jack imbucava qualche bilia, con la sua tecnica terribile, facendo roteare la stecca in aria dopo ogni colpo.

Alla fine riuscii a portarmi a casa 12000 sterline e per caso diedi un’occhiata all’interno della borsa. C’erano molte più di 15000 sterline. Jack doveva essere in un buon momento, visto che forse all’interno ce ne erano il doppio. Se qualcuno mi avesse visto in quel momento, probabilmente avrebbe visto due sterline al posto dei miei occhi. Per tagliare corto, iniziai a giocare in maniera molto più difensiva per fare il colpo grosso. Fu difficile perché dovevo difatti realizzare più di 100 punti a frame per vincere. Ventisei ore dopo aver iniziato, riuscii a vincere le ultime 2000 sterline e mi misi in macchina per tornare a casa. Ero così stanco che dopo un po’ dovetti fermarmi e cedere il volante, crollando esausto sul sedile posteriore.

Spesso si vocifera di match truccati nello snooker, ma l’unica volta che io possa essere certo sia accaduto è in partite che hanno visto coinvolti i Francisco, Peter e Silvino, negli anni ’80. Un sacco di soldi venivano spostato in Irlanda per le scommesse a quel tempo, viste le tasse che si pagavano in Gran Bretagna. Peter Francisco giocava contro Jimmy White e alle 10:30 ci fu un flusso enorme di scommesse sul risultato esatto dell’incontro: 10-2. Quando il match ricominciò, ci fu il presentimento che quello sarebbe stato il risultato.

Jimmy se ne accorse troppo tardi e non poté far niente per evitarlo. Francisco poi fu scoperto e gettò così all’ortiche per poche sterline una carriera decente. Qualunque altro professionista gli avrebbe detto di non fare una simile idiozia, specialmente perché siamo ben consci delle conseguenze di una simile storia sul gioco e quindi sui nostri guadagni. Alla fine fu squalificato per cinque anni e a tutti fu lanciato un messaggio: non ci provate o ne subirete le conseguenze.

Come realizzare un 147, i consigli di “Mr. Maximum” Willie Thorne

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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