Definito l’atto finale dell’English Open, secondo torneo della Home Nation Series. Nel pomeriggio epico scontro tra John Higgins e Ronnie O’Sullivan, vinto al frame decisivo dallo scozzese. In serata Neil Robertson parte male contro Mark King, ma poi recupera piazzando l’allungo decisivo nel finale.

Giornata di semifinali intensa alla Marshall Arena. A Milton Keynes stabilita la finale dell’English Open, secondo torneo della Home Nation Series e quarto full ranking della stagione. A contendersi il trofeo intitolato a Steve Davis ci saranno John Higgins, vincitore in un match al cardiopalma contro Ronnie O’Sullivan, e Neil Robertson, trionfatore nella dura battaglia contro Mark King.

Nel settantesimo match in ogni competizione tra O’Sullivan e Higgins, abbiamo assistito ad un classico nella rivalità trentennale tra i due. L’incontro si è deciso nell’undicesimo ed ultimo parziale, con lo scozzese che ha conquistato la seconda finale consecutiva in stagione, dopo essere stato sconfitto da Allen al Northern Ireland Open.

O’Sullivan ha subito dato prova del livello del gioco di serie espresso durante tutta la settimana, iniziando con una serie vincente da 75. Higgins ha però reagito immediatamente, rispondendo con un centone (104) e un mezzo centone (54) sfruttando un in-off dell’avversario e una splendida imbucata dalla distanza per passare in vantaggio. Il sei volte campione del mondo si è aggiudicato il quarto con una break da 50 per andare alla pausa sul 2-2.

Il miglior gioco di O’Sullivan si è visto al rientro in sala. Il numero tre al mondo ha dato spettacolo, vincendo tre dei quattro successivi frame, realizzando due centoni (108, 103) e portandosi così ad uno dal successo. Il rimpianto per l’inglese può essere il settimo parziale, in cui un errore imprevisto e non usuale a permesso ad Higgins di accorciare le distanze. Con le spalle al muro, lo scozzese si è riaccesso, vincendo il nono con una serie da 63. Nel decimo O’Sullivan ha avuto l’occasione di chiudere, ma ha fallito una rossa complicata. Higgins ha imbucato la rosa e si è così aggiudicato il parziale 55-47.

Il decider è stato avvincente ed è emersa la natura diabolica dello snooker. “Sembra facile, e uno come Ronnie lo fa sembrare ancora più semplice, ma in realtà è davvero difficile”, così ha commentato Higgins nel post-partita. Entrambi hanno avuto buone occasioni non concretizzate per errori non impossibili. Il giocatore di Wishaw ha poi fallito una verde semplice, salvandosi per un soffio. Una bella uscita difensiva, rivelatasi fortunata, è stata poi decisiva. Nell’uscire da una difesa dura, Higgins ha trovato la protezione della marrone. O’Sullivan ha colpito palla, ma ha lasciato gioco al centro, concendendo in anticipo.

Cinquantatreesima finale in tornei full ranking per Higgins, che andrà a caccia del trantaduesimo titolo. Per il numero sei al mondo continua a pagare la grande solidità mentale e la capacità di adattarsi ad ogni situazione di gioco. La ritrovata forma fisica sembra aver ritemprato tutti gli aspetti del gioco dello scozzese. O’Sullivan dopo le cinque finali senza titoli lo scorso anno, rimanda ancora una volta l’appuntamento con un titolo che gli manca dal mondiale 2020.

Per la terza volta Higgins affronterà in una finale Neil Robertson, che dopo aver inseguito, è riuscito con uno sprint nel finale a battere Mark King, sconfiggendolo con il punteggio di 6-4. L’australiano non è riuscito a far valere la maggior potenza di fuoco nella prima parte di match, venendo bloccato abilmente da un King come al solito ben concentrato sul suo gioco. Il giocatore di Romford è riuscito a portarsi avanti sul 4-2, ma ha sprecato più di un’occasione per poter allungare, facendosi recuperare e bruciare nel finale.

Il quarantasettenne di Romford ha iniziato con la solita verve, imbucando bene dalla distanza e chiudendo appena possibile in difesa. Non sorprende che King sia arrivato alle semifinali con un best break di 84 e senza realizzare neanche un mezzo centone nel successo contro il numero uno al mondo Trump nei quarti. Robertson è stato impreciso nelle prime fasi, lasciando il primo frame all’avversario ma prendendosi il secondo. Nel terzo parziale due mezzi centoni (51, 52) del mancino di Melbourne avevano acceso un match fino a quel momento parecchio frammentato nel gioco di serie.

Se il vantaggio preso dal numero quattro al mondo poteva dare il via al match che tutti si aspettavano da pronotisco, la realtà è stata bene diversa. King è riuscito ad aggiudicarsi tre frame consecutivi, sfruttando alcuni errori dell’avversario e prendendo i giusti rischi in attacco, senza tralasciare la difesa. Ad un certo punto l’australiano è sembrato parecchio frustrato e la sorpresa sembrava poter essere dietro l’angolo. L’inglese ha però iniziato a commettere alcuni errori e al contempo Robertson ha cominciato a carburare gradulamente con il gioco di serie.

Una serie da 111 ha portato il punteggio sul 4-3 e poi King ha fallito una blu fondamentale, che lo avrebbe portato avanti 5-3. Robertson non si è lasciato sfuggire l’occasione ed ha preso di nuovo il comando con un’altra serie di qualità (101). Nel nono parziale, dopo il break d’apertura, il numero 54 al mondo ha fallito un’imbucata dalla distanza, lasciando gioco. Tanto è bastato all’australiano per piazzare il break da 84 decisivo.

Seconda finale consecutiva all’English Open per Robertson, che proverà a rifarsi dalla bruciante sconfitta subito lo scorso anno contro Judd Trump. Trentacinquesima finale in carriera per il giocatore di Melbourne, che proverà a conquistare il ventunesimo titolo. Per la venticinquesima volta affronterà Higgins, contro cui è sotto 12-11 negli scontri diretti (un match conclusosi in parità). L’ultimo scontro diretto è avvenuto al campionato del mondo 2019, dove fu proprio lo scozzese ad imporsi.

Finale che si disputerà in due sessioni al meglio dei diciassette frame.

Sito ufficiale con risultati completi e tabellone dell’English Open

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *