Non soltanto i grandi campioni danno il loro contributo alla storia dello snooker. C’è chi lo fa lavorando dietro le quinte, perché no, con un tocco di eccentricità. Questa è la storia di Anthony Bridge. Dal vendere metal detector sino a diventare un punto di riferimento nella vendita di stecche e accessori. Senza dimenticare la carriera come manager e giocatore professionista.

Parte 2: il Manager

Ero ancora pieno di soddisfazione quando mi svegliai la mattina dopo aver vinto il Christmas Handicap al mio club. Ero pronto a conquistare il mondo e quel giorno stesso richiesi i moduli di iscrizione per disputare un Pro-Am a Salford presso il famoso Potters e il campionato nazionale dilettanti inglese, anche se Syd, mio cognato sessantaquattrenne, mi sconfiggeva ancora con una certa regolarità.

Al torneo affrontai Dave Horner da Lancaster, che ci mise un attimo per sconfiggermi 3-0. Stavamo facendo due chiacchiere dopo il match, quando arrivo un tizio che mi disse: “Ti ho visto giocare e ti posso dire che c’è un nuovo giocatore professionista disposto a dare lezioni.” Così mi presentò a Paul Medati, che era appena passato professionista dopo aver vinto molto tornei nel Nord-Ovest. Per un anno intero spesi tutti i miei giovedì al Potters, prendendo due ore di lezione da Paul, imparando a controllare la bilia battente in modi che non pensavo potessero esistere. Le lezioni fecero una grande differenza, anche se non subito. Ci volle del tempo prima di poter vedere i miglioramenti. Perdevo ancora contro Syd, ma poi tutto cambiò e non c’era più storia. Realizzavo mezzi centoni in partita e centoni in allenamento.

Mi venne in mente un’idea. Avevo ancora la mia azienda che si occupava di stampa e vendevo principalmente biglietti del bingo a club e circoli in tutto il Nord-Ovest. Avevo appena iniziato a vendere prodotti relativi allo snooker. Decisi allora di sponsorizzare Paul e prendermi cura del lato gestionale delle esibizioni. Scelsi Snooker Scene e la pubblicità fu un successo.

Offrivamo 200 punti di vantaggio a ogni team composto da otto giocatori, se Paul non vinceva, l’esibizione era gratuita. Per cento sterline includevamo anche i trick-shot e le spese d’albergo le richiedevamo soltanto se il club era a più di 150 kilometri da noi. Paul era molto richiesto e vinse tutte le sfide, ma sul circuito invece non ebbe molto successo. Di solito vinceva contro giocatori che erano fuori dalla top-50 e giocava bene contro i più forti, senza però riuscire quasi mai a vincere.

Un giorno Paul giocò contro Willie Thorne al club di Mike Watterson a Sheffield, in un match di qualificazione valido per lo UK Championship. Willie portò con sé un amico e mi disse di tenerlo d’occhio. Chiacchierando durante una pausa mi disse che era un calciatore del Leicester. Willie vinse 9-7 e io augurai il meglio alla carriera da calciatore del suo amico. Ovviamente quel ragazzo era Gary Lineker. Spesso, quando racconto questa storia al termine di una cena, mi passa per la mente se Gary Lineker racconti mai al suo pubblico di come ha incontrato me, Anthony Bridge.

Dopo un anno mi occupavo anche delle carriere di Doug French e Les Dodd. Les mi diede la più grande soddisfazione in quest’ambito, qualificandosi al Crucible. Venne sconfitto 10-8 da Eddie Charlton, dopo che era riuscito ad arrivare sul 8-8. Forse però la più grande soddisfazione della mia carriera da manager fu quando telefonai il grande Fred Davis, chiedendo se volesse giocare insieme a Paul all’Hofmeister World Doubles. Per mia sorpresa, accettò, dicendo che voleva aiutare i più giovani sul circuito. Passai due ore al telefono con lui e mi raccontò storie fantastiche sullo snooker e sulla sua carriera.

Il primo giorno del torneo prenotai per Paul mezz’ora su un tavolo per potersi allenare. Quando arrivò Fred, chiesi anche a lui se volesse fare lo stesso. La sua risposta mi fece sorridere: “Ho giocato a snooker quasi ogni giorno per 50 anni. Perché dovrei avere bisogno di mezz’ora d’allenamento?”

Fred e Paul vinsero il loro primo match e affrontarono Alex Higgins e Eddie Charlton per un posto nella fase televisiva del torneo. Fred e Paul erano avanti 2-1 quando mi raggiunse, in pieno panico, il direttore del torneo Neil Durden-Smith. Mi chiese se davvero i miei avessero una chance. Era disperato perché pensava che senza Alex gli indici d’ascolto sarebbero stati un flop. Alla fine Alex e Eddie vinsero 5-3.

Viaggiare con Paul, Les e Doug era duro e con il 10% dei loro guadagni non riuscivo neanche a pagarmi le spese. Les e Doug non stavano avendo abbastanza richiesta e anche Paul, il mio giocatore più popolare, non guadagnava abbastanza. Così dopo tre anni decisi di uscire dal mondo del management e mi concentrai sul vendere stecche e prodotti per lo snooker.

Anthony Bridge, la mia vita e lo snooker: un compendio (1)

Sull'autore

Marco Staiano

Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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