John Kobylecky continua il racconto sugli albori della storia dello snooker. Dopo aver passato in rassegna il primo torneo mai disputato nel 1907, in questa pillola ci rivela qualche dettaglio sul secondo, disputato poco dopo a Manchester

Può sembrare strano, ma subito dopo l’inizio del primo torneo professionistico il 21 ottobre 1907, un altro fu immediatamente organizzato poco dopo. Sede di gioco era Manchester e le regole utilizzate erano molto simili a quelle utilizzate a Londra. Anche questo torneo “rivale” fu conosciuto dal pubblico con diversi nomi – tra cui “The Manchester Tournament”, “The Orme&Sons Tournament” e “The Bonzoline Tournament”. Tutte queste variabili nel nome avevano un senso logico dato che il torneo venne disputato interamente alla sala di biliardo Orme&Sons di Manchester. Si giocò esclusivamente con bilie fabbricate in Bonzoline, all’epoca molto meno utilizzate di quelle in avorio. Le bilie in Bonzoline erano relativamente nuove nel panorama biliardistico. Questo torneo cercò di esaltare le capacità di gioco di una bilia con caratteristiche molto favorevoli ai giocatori di snooker. Orme&Sons si incaricò anche di sponsorizzare il torneo.

Sei giocatori si iscrissero al torneo e si affrontarono in incontri di English Billiard dalla durata di una settimana. I sei partecipanti erano suddivisi in gironi, con un totale di quindici match da disputare. Joseph Mack, Albert E. Williams e il giocatore di Leicester W.Osbourne giocavano tra di loro senza concedere vantaggio, mentre J.Harris riceveva 500 punti, A.Raynor 1250 e il giocatore di Birmingham Fred Lawrence 1500. Curiosamente non c’era in palio nessun premio né per il vincitore del torneo di Billiards né per quello di snooker. Probabilmente vi era un certo riserbo nel comunicare tali vincite e ciò impedì che la cifra fosse rivelata alla stampa.

Joe Mack

Se ho menzionato ciò è perché analizzando i dettagli di un torneo disputato più di cento anni fa ho notato che ci fu già un elemento di novità manageriale nella sua organizzazione. Nel periodo pressoché contemporaneo in cui furono giocati i due tornei, una rivista specializzata (con sede a Londra) realizzò un’analisi delle condizioni della scena biliardistica e stilò una classifica con i migliori giocatori del tempo. Tale classifica includeva nell’ordine H.Stevenson, C. Dawson, E. Diggle, C. Harverson, Weiss, M. Inman, T.Reece, T.Aiken, W. Cook, A.E. Williams, J. Mack, W.A Lovejoy, J.W. Collens e B.Elphick.

Dunque ben cinque dei primi otto giocatori di tale classifica prendevano parte al torneo di Londra. Il numero uno H.Stevenson non prese parte ad esso, e quindi ci si aspettava potesse partecipare in quel di Manchester. Ma in maniera intelligente gli sponsor cercarono di occultare tale assenza, che fu sicuramente una grossa delusione per il pubblico. Ritornando al discorso sulla vincita, anche senza averne la certezza, si presume che il montepremi fosse molto più basso di quello offerto a Londra ed ecco perché probabilmente il suo valore non fu mai reso pubblico.

Uno dei tavoli più famosi realizzati da Orme&Sons

Comparando i due eventi è interessante notare come a Manchester molti frame furono vinti con un punteggio combinato di gran lunga superiore ai 50 punti, cosa che a Londra accadde molto più raramente. Se andiamo a prendere nel dettaglio il primo frame disputato il 28 ottobre tra Edward Diggle e Tom Aiken si scopre che giunti alla verde della serie finale (quindi con tutte le rosse imbucate più la gialla), il punteggio complessivo era di 34-14. Aiken andò poi in ripulitura dalla marrone alla nera per chiudere sul 36-34. Era sicuramente il tipo di snooker espresso da due giocatori maestri dell’English Billiard giocato con bilie in avorio. Mentre a Manchester, utilizzando le ben più vantaggiose bilie in Bonzoline, il punteggio più basso ottenuto in un frame fu un pareggio 42-42 tra Williams e Raynor, che concluse la serata di capodanno dell’anno 1907.

Qui la storia completa di Orme&Sons a cura di Peter Ainsworth (in inglese)

Sull'autore

Marco Staiano

Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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