Nella sua autobiografia “Running”, Ronnie O’Sullivan, in un corposo capitolo, inizia a raccontarci di un controverso episodio accaduto in Cina per poi parlare a ruota libera del suo rapporto con pubblico e federazione. Senza tralasciare una frecciata all’attuale numero uno del mondo…

Non so se questo conti come momento di follia. Pensavo fosse solo una buona occasione per farsi una risata, anche se in parecchi non la pensarono in questo modo. Il problema fu che non mi resi conto che le telecamere mi stavano riprendendo e che i microfoni fossero accesi. Se lo avessi saputo, non lo avrei fatto assolutamente.

Ero seduto vicino a Ivan Hirschowitz, che si occupa delle relazioni con i media per la World Snooker. Ivan è un mio amico e ha uno spiccato senso dell’umorismo. Mi fecero la prima domanda in cinese con la conseguente traduzione in inglese. Pensai: “Diamine, questa domanda è lunghissima in cinese ma molto corta in inglese.”

“Cazzo”, dissi a Ivan “questa è stata la domanda più lunga al mondo!”

Il giornalista disse: “Pensi di aver dato il 100% oggi?”

“Penso di aver giocato bene, ma Marco è stato il migliore dei due.” Avevo il microfono in mano e lo avevo appena poggiato sul tavolo. Bisbigliai a Ivan: “Guardalo, ha la stessa forma e la stessa lunghezza del mio uccello.”

“Beh, ce l’hai di una forma strana”, disse Ivan.

“E allora qual è la forma del tuo?” gli risposi.

Non mi ero reso conto che il microfono fosse acceso e stavamo ridacchiando sotto i baffi. Quindi mi guardai intorno e dissi: “Qualcuno lo vuole assaggiare? Chi è che vuole succhiarmelo?”. Quindi guardai una donna che era seduta in prima fila e le dissi: “Vuoi venire qui a succhiarlo?”. Lei mi guardava, senza capire nulla e sorridendo, mentre Ivan accanto a me stava soffocando dalle risate. Lo avevo detto solo perché ero sicuro che non capisse nulla. È stato stupido, ma di solito non sono rude o offensivo. Ci stavamo soltanto facendo due risate.

Mi resi conto che il microfono era acceso quando arrivai a casa e mio padre mi telefonò. “Sei nell’occhio del ciclone per commenti osceni, sei su tutte le radio.” Non avevo minimamente idea di cosa stesse dicendo. Ero a casa di un mio amico ad Ongar e non c’era connessione ad Internet, quindi dovevo prendere per buona la sua parola. Poi il giorno dopo comprai il Sun e ne ebbi la conferma. Ero tornato a casa di lunedì e il mercoledì la trascrizione di ciò che avevo detto era finita sul Sun. Quando lo lessi, mi misi a ridere.

“È fantastico”, pensai. Ma allo stesso tempo ero preoccupato perchè la World Snooker stava cercando una qualsiasi scusa per attaccarmi e il fatto che avessi offeso il popolo cinese era soltanto la riprova che fossi una mela marcia. Ero sicuro che la World Snooker stesse cercando un pretesto per potermi squalificare e ciò che era accaduto era ideale. Ero sicuro che avrebbero detto ancora una volta: “Non è più importante dello snooker” e allora iniziai a rimpiangere ciò che avevo fatto.

Avevo qualche amico in Cina e chiesi di sondare il terreno e rendermi conto di qual era effettivamente la situazione. Mi dissero: “No, no, no. Non hanno capito nulla. Pensano tu sia un grande e sono soltanto dispiaciuti che te ne sia già dovuto andare.” Un altro mio amico disse: “Ti adorano qui e non riescono a spiegarsi quale sia la questione.”

Quindi pensai, grazie a Dio. Mi scusai in diretta su un canale sportivo dicendo che amavo i fan cinesi e che non vedevo l’ora di tornare. Tutto ciò senza il supporto della World Snooker, di mia spontanea iniziativa. Così facendo la federazione cinese e la stampa furono dalla mia parte e non dovetti più preoccuparmi di loro.

A volte sembra che abbia una relazione abusiva con la World Snooker. Mi amano perché sanno che faccio bene allo snooker. Ma allo stesso tempo mi disprezzano perché credono che io sia al di sopra del gioco. Sono stati dipendenti da me per anni e questo lo odiano. E io so di non essere stato una pecora nel loro gregge. Non ho mai fatto quello che mi dicevano e non sono mai stato in linea con tutti gli altri.

Pensai: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere adesso?”. Essere squalificato. E se lo avessero fatto mi sarei convinto del peggio: non mi divertivo nel giocare, ero depresso e mi avevano fatto un favore nello squalificarmi. Quindi ogni volta che ero ai ferri corti con la World Snooker, tentavo di avere un approccio positivo. Mi dicevo che la squalifica sarebbe stata giusta. Non ci sarebbe stata più depressione da snooker: ottimo.

È strano che sono ancora così dipendenti da me dopo tutti questi anni. Nessuno è riuscito ad emergere con personalità e talento per farmi fuori. La personalità è senza dubbio il fattore più importante. I giocatori di snooker sono generalmente dei bastardi noiosi. Anche a quelli che sono più dotati tecnicamente a volte manca qualcosa. Il pubblico non riesce ad amarli come fa con me, Jimmy White o come ha fatto con Alex Higgins. Credo che la nostra instabilità ci ha sempre reso più attraenti. In un modo o nell’altro siamo tutti tipi vulnerabili, e nessuno è in grado di prevedere la nostra mossa successiva.

Il pubblico adorava Jimmy e Alex. Jimmy era un intrattenitore spettacolare –  e il fatto che abbia perso tutte e sei le finali disputati al campionato del mondo lo rende ancora di più amato dal pubblico. Tutti volevamo che vincesse almeno una volta. Forse sono più simile a “The Hurricane”, sia per la classe che per i demoni che abbiamo affrontato nella nostra vita. Ma credo che il pubblico noti una grande differenza. “Sì, è come Higgins però dall’altro lato la sua volontà di vincere è inscalfibile, ha i suoi demoni, a volte sembra essere fuori di testa, non sappiamo cosa sta per fare ma è in salute, è allenato, in fondo è un atleta.”

La World Snooker sa che il pubblico la pensa così sul mio conto  e questo è un grosso problema per loro. A volte penso che non vedano l’ora di farla finita con me. Con Higgins lo hanno potuto fare – non era più in grado di giocare decentemente, non vinceva più ed era facile quindi squalificarlo appena trasgrediva il regolamento. Ovviamente quando vinceva erano molto più tolleranti nei suoi confronti.

Con me, soffrono quando sto facendo bene ma nell’esatto momento in cui non sto facendo bene e anche quando un solo fan perde la fiducia in me, sono pronti a scaricarmi. È soltanto una questione di tempo. Ma sono sempre convinto che sarò io il primo ad andarmene prima che mi costringano a farlo. Ho già pianificato di andarmene alle mie condizioni prima che mi costringano a farlo. Non voglio fare come Alex Higgins e essere sbattuto fuori.

In un certo senso, sperano che io mi ritiri. Sicuramente gli mancheranno le storie e tutta l’attenzione mediatica sulle mie decisioni, ma almeno si sentirebbero più sicuri e avrebbero un controllo completo. Mettere tutti in riga sarebbe sicuramente più semplice. “Ronnie ha fatto la storia, è il momento di andare avanti.” Ecco cosa direbbero.

Le persone hanno paragonato Judd Trump a me. Ma ancora credo ci sia una differenza. Con me è un prendi o lasciare, nel bene e nel male. E sotto sotto mi motiva un desiderio enorme di vincere ed è indiscutibile che ci sia intelligenza nel mio gioco. Non entro semplicemente in sala, colpisco le bilie e spero per il meglio. Me ne sono andato via da un match in corso, sono ritornato al torneo successivo e l’ho vinto. 

Sono sempre stato in grado di ritornare e questo sicuramente attrae il pubblico. Sono caduto e mi sono rialzato. Come Rocky Balboa o Muhammad Ali. Mi hanno atterrato, mi sono rialzato e ho vinto di nuovo. Ali fu squalificato dalla boxe per essere un obiettore di coscienza. Ritornò dopo tre anni e vinse la cintura di campione del mondo.

Con tutti i miei demoni, senza mia madre, con mio padre in prigione, l’alcool, le droghe, i bambini, gli assegni di mantenimento, il tenermi in forma, le ossessioni e la depressione sono riuscito a vincere quattro titoli di campione del mondo, quattro Uk Championship e quattro Masters. Non so neanche io come. Ho vinto 24 titoli full ranking, 10 Premier League e più di cinquanta tornei. Non male per uno come me!

“The Hurricane” ha vinto due titoli di campione del mondo, un traguardo ammirevole. Aveva la capacità di giocare al meglio nei momenti in cui ne aveva bisogno. Ma non è stato costante come lo sono stato io.  A volte ho superato me stesso per poter vincere. Credo che le persone ad un certo punto si aspettassero un mio crollo. Guardatemi, potrei capirlo. Ma sono un giocatore professionista, un vincente, da più di vent’anni e credo che abbia ancora diverse vittorie da poter ottenere. Quelli che pensano che ciò sia impossibile, o che credono che sia debole mentalmente, non mi conoscono affatto. Uno commentatore come John Parrot lo mangio a colazione. Diciamolo pure, ho i miei momenti no e mi capita più di una giornata storta, ma negli ultimi vent’anni sono stato molto più forte mentalmente di quello che affermano i miei critici.

Non sto dicendo di essere forte mentalmente alla maniera di Peter Ebdon, non sono in grado di lottare frame dopo frame in maniera cervellotica. Esterno i miei sentimenti, amo il mio snooker e come giocatore sono in grado di venire fuori dalle situazioni più difficili.

A volte posso essere inconsistente, negativo addirittura, ma chi non si riconosce in questo?

Un giorno ami lo snooker, l’altro lo odi. Credo che un sacco di persone pensino ciò del proprio lavoro ( se sono fortunate). Un giorno ami startene con i bambini, l’altro ti fanno andare al manicomio.  È così che funziona la vita. Per me è importante come gestisco le mie emozioni perché sono esse che mi portano avanti nella vita. In passato erano le mie emozioni a controllarmi. Avevo bisogno di cadere in basso per potermi rialzare. Spero di non perdere più il controllo adesso. Adesso sono in grado di troncare sul nascere il peggio quando mi rendo conto che le cose stanno andando male – respiro, penso, chiedo a me stesso cosa voglio e cerco di godermi il mio gioco.

Credo che la maggior parte dei giocatori, ma anche delle persone, ha alti e bassi, a volte estremi, ma semplicemente non ha voglia di discuterne. Sono molto passionale. Se sono colpevole di qualcosa, ciò che provo nella mia mente verrà fuori come reazione passionale.

Venti minuti di follia alla Ronnie O’Sullivan

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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