Intervistato durante il podcast Talking Balls, Neil Robertson ha detto la sua senza peli sulla lingua. Il giocatore di Melbourne cambierebbe senza pensarci troppo il format “vecchio e datato” del Campionato del Mondo. L’australiano preferirebbe incontri più brevi anche nei match più importanti del torneo e magari anche un cambio di sede.

Il campione del mondo 2010 pensa che lo snooker abbia bisogno di evolversi. A sua detta, soltanto poche persone sono interessate a guardare le semifinali e la finale del Campionato del Mondo, disputate rispettivamente sulla distanza dei 33 e 35 frame. L’australiano non ha dubbi nell’affermare che non guarderebbe mai un incontro del genere nella sua interezza ed è dell’opinione che ciò valga anche per i fan occasionali dello snooker. Anche i potenziali nuovi appassionati potrebbero essere facilmente scoraggiati da match di simile lunghezza.

Il trentanovenne ha raggiunto una solta semifinale al Crucible dopo lo straordinario trionfo nel 2010 e ha ammesso che il cambiamento del format è soltanto una sua preferenza personale, giustificata a suo dire non soltanto dal punto di vista del giocatore ma anche da quello dell’intrattenimento per lo spettatore.

“Ho un po’ di problemi con il Campionato del Mondo, soprattutto con la lunghezza del format,” ha detto Robertson. “Ogni volta mi sembra che gli incontri si trascinino per le lunghe e più di una volta sono stato preso alla sprovvista. Spesso mi sono letteralmente impantanato e ho dovuto fare i conti con frame sempre più lunghi e frammentati. Ovviamente la colpa è soltanto la mia e mi è ricapitato quest’anno, anche se avevo detto che non sarebbe successo.”

“Personalmente non mi trovo a mio agio con il format, penso che sia datato e al giorno d’oggi superato. Non sono mai riuscito a vedere un match al meglio dei 35 frame dall’inizio alla fine, mai. Non si riuscirà mai a raggiungere un pubblico più vasto proponendo partite su questa distanza. Probabilmente uno spettatore medio si interesserà alla finale del Masters o dello UK Championship. Invece guarderà quasi sicuramente il Campionato del Mondo a spizzichi e bocconi e non riuscirà mai ad essere veramente coinvolto nel match nella sua interezza.”

“Dal punto di vista dell’intrattenimento, il Campionato del Mondo per me è complesso da guardare e sono uno dei giocatori di punta del panorama mondiale dello snooker. Credo che giocare al meglio dei 19 frame è bello, anche al meglio dei 25 è intrigante ma non si dovrebbe superare questo limite. Non c’è bisogno di giocare al meglio dei 33 o 35.”

“Personalmente, da appassionato, non accenderai mai la tv per seguire un evento del genere. Sarebbe l’equivalente di un Test match dalla durata di otto giorni nel cricket, decisamente troppo lungo.”

“Ho la sensazione che perderemo tanti potenziali fan a meno che non ci sia qualche cambiamento. Credo che lo UK Championship abbia beneficiato parecchio nel passare a match al meglio delle 11 partite (prima era al meglio delle 17, ndr). I giocatori si sono adattati e a tanti non interessa più giocare su format lunghi, vogliamo offrire uno spettacolo bello da vedere e appassionante per gli spettatori.”

Robertson non crede che il format cambierà in breve tempo ed è conscio che dovrà fronteggiare ancora match sulla lunga distanza se vuole di nuovo conquistare il titolo più importante della stagione.

In ogni caso non ha dubbi nell’affermare che se il Campionato del Mondo si fosse sempre svolto su una distanza più breve, avrebbe conquistato sicuramente più di un titolo.

“Non mi piace giocare al meglio dei 33 o dei 35 frame. È una cosa personale e probabilmente più di una volta ho perso la concentrazione in alcuni match importanti nella mia carriera. Ho bisogno di lavorare su quest’aspetto e se il torneo è lungo devo adattarmi di conseguenza.”

Sui match che si disputano sulla lunga distanza, Robertson ha aggiunto: “Per me che gioco è abbastanza noioso. Quando vai a stringere la mano al tuo avversario, non puoi dirgli “Bravo” o “Sei stato sfortunato oggi” ma dici “ci vediamo tra quattro ore e poi continuiamo domani”.

“A volte giochi un match al meglio dei 25 frame su tre giorni e non ti sembra che tu stia giocando una sola partita. Sembra che si stiano giocando tre incontri al meglio dei 9 frame.”

“Incontri al meglio delle 19 partite fino ai quarti e poi al meglio delle 25 fino alla finale. Secondo me è questa la miglior soluzione per render il Campionato del Mondo più spettacolare.”

Robertson ha già affermato in precedenza di non trovarsi a suo agio al Crucible “da un punto di vista tecnico” dato che non è abbastanza confortevole quando si devono giocare determinati colpi e sono presenti due tavoli in sala.

L’australiano crede che nel corso degli anni ci siano alcuni colpi semplicemente impossibili da giocare per le ristrette dimensioni del teatro e vedrebbe volentieri un cambiamento, con un’altra sede utilizzata fino alle semifinali, prima di riportare il torneo al Crucible giocando su un solo tavolo.

Sul poco spazio a disposizione a Sheffield, Robertson ha commentato: “Qui il Crucible è davvero terribile. È un posto fantastico quando giochi le semifinali, l’atmosfera è semplicemente fantastica. Ma quando invece con due tavoli il Teatro diventa piccolo e compatto e non è il massimo giocarci dal punto di vista del giocatore. Anche se ovviamente apprezzi la storia che è dietro un luogo così importante per lo snooker.”

“Non mi dispiacerebbe vedere un cambio di sede per poi riportare il Campionato del Mondo al Crucible per le semifinali e la finale. So che probabilmente non accadrà però è qualcosa che io cercherei di realizzare.”

Articolo originale a cura di Phil Haigh per Metro.co.uk

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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