Cosa accadde da ragazzo al sei volte campione del mondo Ray Reardon? Quale giocatore di snooker ha svolto il lavoro più assurdo? Quale fu il motivo che costrinse Alain Robidoux a porre fine alla sua carriera? Scopriamo dieci curiosità che hanno caratterizzato la carriera di dieci giocatori di snooker.

Il sei volte campione del mondo Ray Reardon, quasi come da prassi per l’epoca, lasciò la scuola a quattordici anni e seguì le orme paterne, andando a lavorare in miniera. Reardon fu coinvolto nel 1954 in un incidente, che lo vide restare seppellito per ben tre ore in una cava. Il gallese non era in grado di muovere nessuna parte del corpo e nel caso in cui lo avesse fatto, avrebbe diminuito sensibilmente le sue possibilità di respirare.

Dodici persone riuscirono a tirarlo fuori sano e salvo. Il nativo di Tredegar affermò di essere riuscito a non farsi prendere dal panico, giocando una partita a snooker contro suo fratello nella propria mente.
Dopo l’incidente Reardon si trasferì a Stoke-on-Trent, dove entrò nella locale polizia. Prima di diventare uno dei giocatori iconici degli anni ’70, Ray corse ancora un altro pericolo. Ottenne infatti una medaglia al merito per aver disarmato un ladro.

Ray Reardon in servizio nel corpo di polizia di Stoke-on-Trent.

Il gallese Mark Bennett è stato un giocatore talentuoso, seppure discontinuo. Capace di restare nella top-32 per quattro stagioni, ebbe alcuni picchi di livello nei suoi quindici anni di carriera sul circuito. Storico l’exploit che ottenne al campionato del mondo nel 1987, alla seconda stagione da pro, in cui si presentò alle qualificazioni, avendo una sola notte prenotata in albergo. Cambiando di volta in volta stanza in hotel sempre diversi, Bennett riuscì a vincere quattro match consecutivi e qualificarsi al primo tentativo al Crucible.

Famosa anche la semifinale conquistata al Gran Prix nel 1996, dove sconfisse Steve Davis (recuperando dallo 0-3) e Tony Drago, prima di arrendersi a Euane Handerson. Suscitò clamore l’incontro con il maltese, in cui Drago uscì furiosamente dalla sala accusando Bennett di poca sportività. Il giocatore di Newport recuperò ben 24 punti di fallo grazie ad uno snooker. Drago, senza peli sulla lingua, affermò in conferenza stampa che il gallese aveva riferito all’arbitro più di una volta che il giocatore di Valletta avesse commesso per due volte un fallo intenzionale.

Presentatosi sul circuito come “peso massimo”, le fortune di Les Dodd cambiarono a seguito di una decisione radicale. Infatti nell’arco di un solo anno il giocatore di Southport passò da quasi 130 kg a 76. Dodd, ex-impiegato statale, lasciò il lavoro perché gli impediva di giocare con continuità a snooker e, correndo un rischio, decise di acquistare un taxi e iniziare a girare le strade, in modo da poter giocare con più continuità. Con grandi sacrifici, Dodd riuscì a diventare professionista e a lasciare in seguito il lavoro, concentrandosi soltanto sullo snooker. Per ben sedici anni è stato tra i top-64 e raggiunse una prestigiosa finale al English Professional Championship nel 1987. Dodd sconfisse Tony Knowles, Mike Hallett e il campione del mondo in carica Joe Johnson, prima di arrendersi a Tony Meo nell’atto conclusivo.

Less Dodd insieme al sette volte campione del mondo Stephen Hendry.

Forse qualcuno sa che negli anni ’80 c’è stato un omonimo dell’attuale numero diciotto al mondo ed ex-semifinalista al campionato del mondo David Gilbert. La carriera di Dave Gilbert, nato il quindici agosto 1961, poteva essere ben diversa o non esistere affatto. L’inglese infatti subì le conseguenze di un un terribile incidente automobilistico vicino Stafford nel 1980. La sorella di Dave, Sue, morì tragicamente sul colpo. Gilbert si salvò, ma subì una delicata operazione in cui gli fu inserita una placca in titanio nel suo braccio sinistro. I suoi giorni sul panno verde sembravano finiti.

Figlio di un autista di bus, Gilbert imparò a giocare nel garage della compagnia di trasporti per cui lavorava il padre. Dopo aver lavorato come macellaio ed incisore, è riuscito a diventare professionista. Pur non lasciando un segno indelebile, l’inglese giocò per dieci anni sul circuito, sconfiggendo tra gli altri i campioni del mondo Ken Doherty e Dennis Taylor, fermandosi per due volte al turno conclusivo delle qualificazioni per giocare il campionato del mondo.

Patsy Fagan è stato uno dei giocatori che ha più emozionato gli spettatori nella seconda metà degli anni ’70. L’irlandese è stato capace di raggiungere la posizione numero undici delle classifiche mondiali e di vincere l’edizione 1977 dello Uk Championship, all’epoca ancora riservato ai soli giocatori di Gran Bretagna e Irlanda. Fagan dovette però fronteggiare un terribile incidente stradale l’anno successivo, dopo il quale ebbe seri problemi nell’utilizzare il rest.

Questo impedimento si presentò proprio alla difesa del titolo più importante conquistato, dove fu subito sconfitto da David Taylor. Fagan ogni volta che utilizzava le estensioni, dilungava il suo tempo di tiro e spesso finiva per commettere steccaccia. L’irlandese superò con il tempo il problema ma non riuscì ad ottenere altri risultati di prestigio in carriera. Dopo aver fatto il giardiniere e aver lavorato come smistatore per le poste durante la notte, Fagan si è affermato come coach. Lo abbiamo rivisto giocare inoltre allo scorso campionato del mondo Seniores, dove è stato sconfitto al primo turno da Stephen Hendry.

Patsy Fagan, impegnato con il rest. Il suo rapporto con i ponticelli meccanici per un certo periodo fu traumatico.

In passato giocare soltanto a snooker e dedicarsi completamente soltanto al gioco era quasi impossibile, visti guadagni non eccezionali. Ancora oggi ci sono professionisti che hanno bisogno di svolgere un altro lavoro pur di supportarsi e provare a realizzare il proprio sogno. In passato abbiamo avuto Terry Griffiths, ex-postino, conducente di autobus e assicuratore, Doug Mountjoy, minatore, e Dennis Taylor, che ha lavorato come installatore di apparecchi televisivi. Ma senza dubbi il lavoro più strano e agli antipodi con lo snooker (forse non troppo!) lo ha svolto il nordirlandese Tommy Murphy, che prima di spendere un’onesta carriera sul circuito, è stato apprendista in un laboratorio artigianale di bare!

Il nome di Jack McLaughlin, talentuoso giocatore nordirlandese, è sicuramente associato all’ Irish Professional Championship. Pur non essendo stato un torneo full ranking, quest’ultimo vide grandi battaglie tra due dei giocatori simbolo dell’Irlanda: Dennis Taylor e Alex Higgins. I due si spartirono ben undici edizioni consecutive del torneo, prima che McLaughlin si aggiudicasse il titolo nel 1988.
L’ex-numro 49 delle classifiche detiene probabilmente ancora oggi il curioso record del ritiro più breve della storia dello snooker. McLaughlin fu sconfitto nella finale dilettanti dell’area ovest della Inghilterra da Steve Longworth nel 1984 e decise di posare per sempre la stecca. Salvo poi cambiare idea e annunciare il suo ritorno allo snooker soli 45 minuti dopo! Dopo aver abbandonato il circuito nel 1995, McLaughlin è passato all’English Billiards e per mantenersi è diventato direttore di un carcere.

Lo snooker è sempre stato molto legato alle tradizioni, nel passato ma ancora oggi nel presente. Nigel Gilbert forse non ha avuto un grande impatto sul gioco, ma è stato uno dei pochi a mostrare ai telespettatori un’innovazione. Gilbert, al massimo numero quarantaquattro al mondo e capace di raggiungere un quarto di finale al Grand Prix nel 1988, è stato infatti il primo ad indossare un guanto sulla mano sinistra, con cui effettuava il ponticello. Oggi molto diffuso nel pool, nello snooker non è mai diventato popolare per motivi puramente tecnici. Lo stesso Gilbert infatti lo indossava a causa di una sudorazione eccessiva della mano. Il guanto bianco però senza dubbi spiccava e fu la caratteristica di riconoscimento dell’inglese nei suoi quindici anni passati sul circuito.

Nigel Gilbert e il suo caratteristico guanto bianco.

Tra le ex-colonie inglese in cui lo snooker è diffuso, la Nuova Zelanda non salta all’occhio come una di quelle che ha offerto di più il gioco. A portare la sua nazione sulla mappa ci pensò Dene O’Kane, primo neozelandese a qualificarsi al Crucible ed ex-numero diciotto al mondo. Il nativo di Christchurch imparò a giocare impugnando una scopa e utilizzando tavolo e palline da ping-pong.

Da ragazzino, fu espulso svariate volte da diversi club nell’area di Auckland per non avere l’età necessaria all’ingresso. Fu influenzato talmente tanto negli anni dell’adolescenza dal libro “Spencer on Snooker”, che la locale biblioteca decise di regalarglielo, visto il numero immane di volte in cui O’Kane lo prendeva in prestito. Il talento non gli è mai mancato, portandolo a giocare una finale, all’Hong Kong Open nel 1989, e ad ottenere svariate vittorie di prestigio in carriera. Chiusa la carriera sul panno verde, oggi O’Kane è un affermato agente immobiliare.

Alain Robidoux è stato il continuatore della grande tradizione canadese sul circuito professionistico negli anni ’90. Ex-numero nove al mondo, capace di raggiungere le semifinali al campionato del mondo nel 1997, il nativo del Quebec divenne famoso per una lite con Ronnie O’Sullivan, accusato da Robidoux di sbeffeggiarlo giocando con la mano sinistra. Se l’episodio ebbe grande notorietà, meno famosa è la storia per cui difatti è terminata la carriera del canadese.

Ritornato a casa, Robidoux portò la sua stecca al cue-maker di fiducia che gliela aveva costruita per fare applicare un logo a seguito di una sponsorizzazione. Una volta riavuta tra le mani la stecca, l’artigiano, furioso per dover “sporcare” una sua creazione, perse le staffe e la distrusse. Dopo lo scellerato atto, il canadese non fu mai più in grado di giocare al meglio delle sue capacità, non riuscendo a vincere neanche un match nell’intera stagione successiva. “È come se mi avessero tagliato la mano destra”, fu il commento del diretto interessato. Poco dopo Robidoux decise di porre fine alla sua carriera. Intervistato ad anni di distanza, in merito all’accaduto, riferì tali parole dirette al vecchio fabbricante di stecche: “Se ne avessi la possibilità, lo ammazzarei.”

Alain Robidoux al tavolo con la stecca che lo ha portato a diventare numero nove al mondo.
Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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