Stuart Pettman non è di certo un nome conosciuto a tutti gli appassionati di snooker. In uno dei libri più interessanti pubblicati negli ultimi anni sul mondo del panno verde, Pettman racconta gli episodi che caratterizzano la vita quotidiana di un giocatore professionista. Nel dettaglio, vediamo come l’inglese analizza in dettaglio un match giocato e perso allo Uk Championship contro Tom Ford.

Quando affrontai Tom Ford allo Uk Championship mi sentivo più in forma che mai. Tom senza dubbi non era il più comodo degli avversari contro cui essere sorteggiato. Ford è in grado di lasciarti seduto frame dopo frame quando gioca bene, visto che il suo gioco di serie può essere devastante. In ogni caso però non ero troppo preoccupato. Quando Tom è in forma può sconfiggere chiunque, ma d’altro canto c’era un motivo per cui era fuori dai primi quarantotto della classifica. Non avevo dubbi che mi avrebbe concesso qualche chance.

Quella volta però Tom giocò divinamente, anche se devo ammettere che ciò non accadde sin dall’inizio. Ero riuscito a prendere un vantaggio e a portarmi sul 4-2, ma dovendo fare un paragone ultra-terreno, in quell’occasione è stato più che giustificato. Dal 4-2 infatti ho avuto soltanto due possibilità in otto frame e mi sono ritrovato in un attimo sotto 9-5. Posso dire che alla fine del match mi sono sentito di mer**.

Di certo non è quello che direi ai giornalisti in una conferenza stampa, ma è la verità. In ogni caso, non ci sono conferenze stampa nei match di qualificazione e senza dubbi non intervisterebbero lo sconfitto. Ma anche quando c’è in giro qualche giornalista, le interviste sono sempre condotte seguendo la linea “don’t tell, don’t ask”.

“Come hai giocato oggi?”
“Abbastanza bene. È bello vincere qualche frame in una sola visita.”
“Cosa ne pensi del tuo prossimo avversario?”
“Gioca bene, devo sicuramente fare del mio meglio.”
“Cosa farai adesso?”
“Tolgo il disturbo, non ti preoccupare.”

Non è sempre colpa dei giocatori. A volte abbiamo bisogno semplicemente di domande più pertinenti per poter esprimere davvero le nostre sensazioni al tavolo. Quando il giorno dopo ritornai al mio club, l’Elite, il commento che ricevetti da uno dei giocatori più anziani fu sicuramente più perspicace, seppur intempestivo.

“Hey Stuart, come mai quello ti ha battuto? Non ci avevi detto di stare giocando alla grande?”

Se la domanda fosse stata a scadenza indeterminata, dopo essermi calmato e aver fatto passare qualche settimana, avrei risposto che il gioco di serie, le imbucate dalla distanza e il gioco difensivo di Tom erano stati superbi. Nella sessione iniziale però non c’erano stati segni di tutto ciò. Avevo realizzato serie da 60 e 48 per portarmi sul 2-0, e nonostante Ford avesse accorciato sul 2-1 con un fluke sull’ultima rossa nel terzo, eravamo andati all’intervallo sul 3-1 in mio favore. Quando poi siglai una serie da 74 per portarmi avanti 4-2, ero sicuro di poter sfruttare ogni minima occasione concessa e di poter punire ogni suo errore.

Ovviamente è importante non iniziare a pensare troppo e restare concentrato su ogni singolo frame, ma i due frame prima della pausa lunga avrebbero sicuramente definito l’esito dell’incontro. Ero ben consapevole che anche dividendoceli equamente, avrei ricominciato la sessione conclusiva in vantaggio.

Penso che il punteggio possa illustrare ciò che successe meglio delle mie parole.

4 Pettman 0 – 73 (73) Ford 3

4 Pettman 4 – 79 (70) Ford 4

La stessa situazione in entrambi i frame. Rossa imbucata dalla distanza da Ford e serie vincente. Tom è un giocatore molto aggressivo quando sa di avere una possibilità. Se ha cinque rosse libere e cinque raggruppate in un cluster, Ford non è mai contento di imbucare soltanto le cinque disponibili. Appena ne avrà l’occasione proverà a liberare le altre per aprirsi il tavolo. Questo suo modo di giocare così offensivo è la ragione per cui realizza serie di qualità in quantità quando è in fiducia.

Sul 4-4 potevo essere un po’ deluso, ma non era sicuramente un disastro. Speravo anche che la pausa potesse aiutarmi a rimettermi in sesto e far perdere l’inerzia positiva a Tom. Sfortunatamente ciò non accadde.

4 Pettman 0 – 74 (73) Ford 6

4 Pettman 0 – 143 (143) Ford 7

Qui è quando ho iniziato a sentirmi frustrato. Ebbi una sola chance, e subii un kick. Senza alcuna statistica a venirmi in supporto, sono però convinto al 100% che quando ti capita un kick è sempre nel momento più sbagliato. Tom in quel momento era super-concentrato e l’unico modo che avevo di poterlo fermare era realizzare qualche punto. Sapevo quanto fosse importante, avevo avuto un’occasione e non l’avevo sfruttata. Ritornai a sedermi e pensai che alla fine non era stata neanche colpa mia. So bene come si sente ogni volta Willy il Coyote, quando cade dal dirupo e fortunatamente trova un ramo a cui appendersi. Pochi secondi dopo quel ramo cade e non c’è nient’altro se non il precipizio… Nei due frame successivi neanche la vista di un appiglio… La caduta è stata netta e verticale…

5 Pettman 69 – 48 (48) Ford 7

Finalmente un errore. Quando il tuo avversario è al tavolo, di solito guardi tutto ciò che accade molto attentamente. Al nostro livello è molto strano vedere qualcuno sbagliare un’imbucata semplice, quindi dalla sedia ciò che speri è che il tuo avversario non controlli bene la bilia battente. Di solito ci si concentra molto sulla posizione delle bilie per capire quale possa causare dei problemi. Dunque speri che la rossa attaccata a sponda possa essere difficile da mandare giù o che ostacoli un corretto posizionamento della bianca per il colpo successivo. Cerchi sempre di capire dall’espressione dell’avversario o dal body language un segnale che ti faccia capire che non c’è angolo per una determinata giocata.

Fino a che non viene mandata giù la bilia-frame, stai in pratica giocando insieme al tuo avversario. Quando si arriva al punto di non ritorno, invece, devi cercare di rilassarti e pensare direttamente alla partita successiva. Questa volta era giunto al tavolo giusto in tempo ed ero riuscito finalmente a riconquistare un frame. 8-4 all’intervallo sarebbe stata molto dura, ma sul 7-5 nutrivo ancora qualche speranza. Non è impossibile conquistare tre/quattro frame consecutivi ad inizio sessione. Mi sentivo ancora molto sicuro del mio gioco, nonostante adesso avessi dei dubbi su quante altre occasioni avrei avuto.

5 Pettman 1 – 108 (102) Ford 8

5 Pettman 33 – 72 (64) Ford 9

Un’altra rossa dalla distanza e un altro break vincente. Tom era ritornato a martellare. Sembrava dovesse succedere anche nel frame successivo, ma un errore lo aveva lasciato fermo a quota 64. La mia risposta però fu inutile, visto che provai a mandare giù una rossa rischiosa con il rest che si fermò sui ganascini. Ford non poté sbagliarla. Fine del mio torneo.

Prima ho detto che il punteggio dei frame è ben indicativo del match e spiega abbastanza chiaramente cosa sia successo, ma ho anche un’altra cosa da aggiungere che i numeri non sono in grado di illustrare. Il gioco di difesa di Tom nei primi frame è stato eccezionale. Sì, Ford ha giocato per tutto il match in maniera brillante in attacco, ma è stato con la difesa che si è costruito le sue opportunità. All’inizio di ogni frame è la norma provare a toccare una rossa e rifugiarsi nel baulk. Io personalmente provo sempre a giocare con un pizzico di effetto per sfruttare le sponde e offrire dunque al mio avversario una posizione più scomoda di quella che si otterrebbe con un tiro senza effetto in up and down.

È più facile giocare questo tiro che descriverlo, ma provate ad immaginare che la bianca, risalendo sul tavolo dopo aver toccato una rossa, passando sulla linea della rosa e della blu, tocchi la sponda laterale per poi rientrare sul baulk. Giocare in questo modo ha due grossi vantaggi: si ha più margine di sicurezza perché si approccia il baulk sfruttando un angolo e non in maniera perpendicolare e inoltre non c’è modo di poter colpire uno dei colori del baulk.

Il grosso merito di Tom è stato proprio nel non darmi la possibilità di giocare in questo modo. Riusciva sempre a lasciare la bianca attaccata a sponda e quindi giocare con effetto da quella posizione mi era quasi impossibile.

L’unica opzione concessami è stata quella di provare a colpire di striscio una rossa e provare a rientrare in maniera diretta nel baulk, cosa che spesso sposta gialla, verde e marrone dai loro spot. Quando ciò accade, molto probabilmente si lascia visuale libera su una rossa all’avversario. Quasi sicuramente egli avrà la possibilità di mettere la mano sul panno, aumentando le chance di conversione dell’occasione. Riuscendo ad impostare tatticamente il gioco difensivo, Tom non solo si è dato la possibilità di realizzare serie vincenti ma allo stesso tempo è riuscito a mettermi fuori gioco e a togliermi ritmo quando stavo giocando meglio di lui.

Estratto da un match del Northern Ireland Open 2006 tra Stuart Pettman e Ronnie O’Sullivan

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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