Vincere può essere un ossessione. Nello snooker il confine tra gloria e oblio è sempre stato molto sottile. In dieci citazioni vediamo cosa ne pensano alcuni tra i personaggi di spicco del crudele mondo del panno verde.

“Sono interessato soltanto a ciò che accade ai vertici. Quello che succede ai piani bassi, non ha nessuna importanza. I quasi-vincenti non contano nulla. Tutto ciò che conta è vincere. Se non sei un vincente, non sei nessuno.”

Barry Hearn.

“So come vincere ed ho abbastanza colpi in canna per ritornare a farlo. Alcuni giocatori non saranno mai vincenti, non avranno mai la consapevolezza di riuscire a tagliare la linea del traguardo. Questo non è un mio problema. La familiarità con la vittoria forse mi ha reso un po’ troppo molle.”

Steve Davis sul suo stato di forma al di sotto dello standard usuale.

“Da quando Steve ha iniziato a perdere qualche match, per il pubblico ha iniziato a sviluppare carisma ed è diventato una sorta di eroe nazionale.”

Barry Hearn.

“Ho sempre dovuto fronteggiare delle ostilità, ma il fatto è che al pubblico inglese semplicemente non piacciono i vincenti.”

Stephen Hendry.

“Voglio sempre vincere in maniera speciale. Voglio mostrare a tutti cosa si può realizzare se davvero credi in ciò che fai. Ecco perché riesco a riempire una sala alle 11 in una mattinata umida a Sheffield.”

Alex Higgins.

“Devi essere completamente sicuro di voler vincere. Non succede mai per caso. Dipende sempre da te.”

Kirk Stevens.

“Non riesco a provare niente. Mi sento più scosso di quando mi è capitato di perdere. Pensavo che la sensazione fosse diversa.”

Gary Wilkinson dopo aver battuto Steve Davis nella finale del Coalite World Matchplay nel 1991.

“Non riesco a ricordarmi neanche di una sola persona che ti chiede: “Chi è arrivato secondo?”.

Ray Reardon.

“Se non vinco, non metto il piatto in tavola.”

Bob Chaperon.

“Raggiungere la finale è stato come attraversare la Manica a nuoto, ma vincere è stato più simile a percorrere l’intero Oceano Atlantico.”

Doug Mountjoy dopo aver battuto in finale allo UK Championship Stepehen Hendry nel 1988.

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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