Ronnie O’Sullivan, intervenuto recentemente al podcast “The Disruptive Enterpreneur”, non ci ha girato molto intorno. In questo articolo apparso su Metro.com, il sei volte campione del mondo ha sconsigliato severamente lo snooker ai genitori delle nuove leve e non ha avuto parole rispettose nei confronti di chi ha scelto la carriera di professionista, senza avere ottenuto i risultati dei più forti.

Ronnie O’Sullivan non usa mezzi termini. Se ne avesse la possibilità, oggi non sceglierebbe mai di diventare un giocatore di snooker e senza peli sulla lingua afferma che la maggior parte dei giocatori ha sprecato la propria vita.

Il sei volte campione del mondo suggerisce ai genitori delle aspiranti giovani leve di non far appassionare i propri figli allo snooker perchè “non è un granché come sport” e “può causare alle persone molti danni.”

“The Rocket” ha guadagnato più di 12 milioni di sterline in montepremi durante l’arco della sua epica carriera ma è convinto che soltanto un numero ristretto di “eletti” è in grado di riuscire a ricavare la giusta ricompensa per i sacrifici fatti per lo snooker.

Per O’Sullivan anche i migliori giocatori della storia avrebbero fatto meglio ad abbandonare il panno verde e dedicarsi ad uno sport migliore per realizzarsi nella vita.

Intervenuto al podcast “The Disruptive Enterpreneur”, O’Sullivan ha detto: “Dico sempre ai genitori dei ragazzini che non devono farli giocare. Ai miei stessi figli dico: “Voi non giocherete a snooker.”

“Se dovessero decidere di intraprendere la carriera di giocatori professionisti, io ne starei alla larga. Di certo non li supporterei.”

“Non è un bello sport e ti può seriamente fare male. A meno che tu non sia Stephen Hendry, Steve Davis, John Higgins, Mark Williams, me, Judd Trump, Mark Selby, Neil Robertson… dimenticatelo!”

“Per tutti gli altri, è soltanto una perdita di tempo.”

“Anche alcuni tra i nomi che ho menzionato prima, tuttiisono eccellenti giocatori di snooker ma potrebbero essere stati all’inizio della loro carriera egualmente bravi in qualcos’altro. Il mio consiglio sarebbe sempre: “Scegliete l’altra opzione!”

Nello spiegare il suo parere, il quarantacinquenne ha ribadito la sua opinione. Secondo lui lo snooker costringe ad uno stile di vita malsano e la natura anti-sociale degli allenamenti potrebbe addirittura impedire ai giocatori di crescere e sviluppare la propria personalità.

“Lo snooker, in fin dei conti, è soltanto uno sport molto, molto difficile. Te ne stai chiuso in una sala, niente luce naturale, tende abbassate, cinque-sei ore al giorno di allenamento, neanche una parola scambiata con qualcuno.”

“Non è salutare e non è un buon modo per spendere la propria vita.”

“Fateci caso, tanti giocatori di snooker non sanno neanche come iniziare una conversazione perchè semplicemente non parlano.”

Ronnie O’Sullivan in questo momento è riuscito a trovare il giusto equilibrio nella sua vita, tra il giocare a snooker quando e come preferisce e e gli svariati interessi al di fuori di questo mondo, come la corsa.

Allo stesso tempo, è convinto che altri giocatori non siano riusciti a fare ciò in cui lui ha avuto successo.

“L’essenza della vita sta nel trovare un brivido speciale, quello che ti fa capire cosa significa essere felici. Mi sono distaccato seriamente dallo snooker ormai da più di vent’anni.”

“Di solito non mi vedono in sede nei tornei e tanti giocatori mi dicono: “Ma cosa stai facendo?”

“E ogni volta rispondo nello stesso modo: “Io ho una vita, mi piacciono fare altre cose.”

“Anche se ho un match alle due del pomeriggio, posso arrivare dieci minuti prima, indossare camicia e papillon e scendere in sala. Non ho bisogno di allenarmi, non mi interessa farlo seriamente.”

“Come ho già detto, non sceglierei mai di nuovo lo snooker. Probabilmente mi orienterei per il golf o la Formula Uno.”

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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