Il giornalista sportivo Phil Haigh, per Metro.co.uk, ha provato a smentire le recenti affermazioni di Ronnie O’Sullivan, per cui “giocare a snooker significa sprecare la propria vita”. Tanti giocatori sembrano non essere della stessa opinione, anche se Haigh sembra trovare un filo conduttore tra l’intervento via podcast del sei volte campione del mondo con alcune dichiarazioni fatte lo scorso anno…

Raramente un’intervista che vede protagonista Ronnie O’Sullivan non è in grado di suscitare una grande attenzione mediatica e anche questa volta non sono mancate critiche e discussioni, dopo che il sei volte campione del mondo ha descritto la carriera nel mondo dello snooker come “uno spreco della propria vita” per la maggior parte dei giocatori.

É ovvio che la maggior parte di ciò che O’Sullivan afferma nell’intervista va presa come una provocazione, forse anche esagerata, ma ciò che emerge è stata una certa chiarezza nelle sue affermazioni.

Intervenuto al podcast “The Disruptive Enterpreneur”, O’Sullivan ha detto: “Dico sempre ai genitori dei ragazzini che non devono farli giocare. Ai miei stessi figli dico: “Voi non giocherete a snooker.”

“Se dovessero decidere di intraprendere la carriera di giocatori professionisti, io ne starei alla larga. Di certo non li supporterei.”

“Non è un bello sport e ti può seriamente fare male. A meno che tu non sia Stephen Hendry, Steve Davis, John Higgins, Mark Williams, me, Judd Trump, Mark Selby, Neil Robertson… dimenticatelo!”

I commenti non sono stati accolti con molto entusiasmo da giocatori e addetti ai lavori del mondo dello snooker, e anche dagli stessi che O’Sullivan ha inserito tra coloro che non hanno sprecato la propria vita sul panno verde.

Il tre volte campione del mondo Mark Williams ha risposto su Twitter in maniera ironica, scrivendo: “E poi ci meravigliamo del perché non ci sono giovani talenti pronti ad affermarsi sul circuito.”

Coloro chiamati direttamente in causa da O’Sullivan, ossia i giocatori che in questo momento starebbero sprecando le loro vite, dissentono in maniera energica. Ciò che emerge è una vera e propria passione per ciò che hanno scelto di fare, noncuranti di raggiungere le vette toccata da altri.

Se lo chiedete a Steven Hallworth, professionista di 25 anni alla sua seconda esperienza tra i professionisti, non cambierebbe mai il suo “lavoro” con un altro.

Il giocatore del Lincolnshire può essere chiamato in causa in maniera diretta, perchè oltre a giocare a snooker svolge anche un altro lavoro, anche se sta cercando di lasciarselo alle spalle

Abbiamo chiesto a Steven se avesse intenzione, avendone la possibilità, di scambiare una carriera nello snooker con qualcos’altro. La sua risposta: “Mai.”

“Lavoro in un bar ogni sera, ho il mutuo da pagare e al momento la posizione in cui sono nel circuito è complicate. É difficile riuscire a sopravvivere nel mondo dello snooker, ma non per questo non ci sono delle ricompense in questa vita.”

“Quando sono al bar e sono le undici o mezzanotte e devo passare lo straccio, penso: “Quanto ca**o odio farlo”, ma questa è la mia ispirazione per andare ad allenarmi la mattina successiva perché non voglio continuare a passare lo straccio per sempre, voglio giocare a snooker.”
 

“Tutti noi abbiamo degli obbiettivi e impieghiamo il nostro tempo per raggiungerli. Nessuno si aspetta di essere un fenomeno come Ronnie, non penso ci sarà mai qualcuno con il suo stesso talento, ma se non avessimo l’ambizione di raggiungere il successo, competere per i titoli e guadagnare in maniera decente giocando, ci sarebbero molte cose peggiori da fare onestamente.”

“In ogni lavoro ci sono alti e bassi, ma in fin dei conti ciò che facciamo è un qualcosa che amiamo e a cui abbiamo lavorato a lungo. Dovrebbe quantomeno rispettare questo.”

Michael Holt è sul circuito ormai dagli anni ’90, il suo primo titolo è arrivato soltanto allo Shoot Out nel 2020, ma nonostante ciò, è assolutamente grato allo snooker per lo stile di vita che è stato in grado di offrirgli.

“Nella vita ciò che conta è essere soddisfatti, non importa ciò che si fa. Se qualcuno vuole giocare a snooker ed inseguire il suo sogno, dovrebbe senza dubbi farlo.”

“Mi pare che Charles Bukowski disse: “Trova ciò che ami e fallo fin quando non ti uccide.” Se è questo ciò che le persone vogliono fare, va bene. Le persone possono essere soddisfatte nel farlo e possono essere considerate vincenti soltanto per questo.”

“Personalmente posso parlare soltanto della mia esperienza. Ovviamente non ho avuto il successo di Ronnie, ma posso dire ciò che lo snooker mi ha dato: non ho bisogno di fare un lavoro per portare a casa lo stipendio, come invece fa mia moglie, che è un’esattrice delle tasse.

“Sono stato in grado di sopravvivere per vent’anni giocando a snooker, ho due bambini piccoli e questo mi dà l’opportunità di stare a casa con loro. Non devo svegliarmi e trovarmi a lavoro ogni giorno alle 6:30. Mi sarei perso tanti momenti importanti. Posso spendere tanto tempo con la mia famiglia e questo è un privilegio. Mi ritengo molto fortunato.”

“É importante per loro quanto lo è allo stesso tempo egoisticamente per me. Sono grato allo snooker per avermi dato questa opportunità.”

Come ogni altro sport professionistico, il bello nello snooker non sta soltanto nel sollevare trofei e provare l’ebbrezza di una folla che ti applaude. Lo snooker è un gioco diabolicamente difficile e richiede un numero infinito di ore di allenamento solitario per poter padroneggiarlo. Ma i giocatori sembrano generalmente felici di poter sottoporsi a questo intenso regime di preparazione.

“Senza dubbi, essere un giocatore di snooker a volte è orribile. Anche io ci sono passato”, aggiunge Holt. “Perdi partite, provi a migliorarti, non ci riesci, è difficile…”

“Ma questa è parte del gioco, e in generale di ogni sport. Se non sei in grado di riuscire a conviverci, meglio non giocare. Staresti soltanto sprecando il tuo tempo altrimenti.”

Un giocatore che è in giro da ancora più tempo di Holt è Fergal O’Brien. Diventato professionista nel 1991, non è mai uscito dal circuito da quel momento.

É riuscito a conquistare un solo titolo in trent’anni di carriera ma non cambierebbe mai la sua decisione.

“Gioco a snooker da trent’anni, se avessi la possibilità di scegliere qualsiasi altra cosa in questo mondo, sceglierei sempre lo snooker.”

“Ovviamente ci sono giorni difficili e momenti bui. Ma essere un giocatore professionista per me è comunque meglio di fare qualsiasi altra cosa.”

“Ad un certo punto ciò potrebbe cambiare, ma l’amore per il gioco… Sono contento di poter giocare ancora oggi e di avere l’opportunità di poterlo fare.”

Non soltanto i giocatori, ma anche chi non entra in sala con papillon e stecca, sceglierebbe di cambiare lo snooker con qualcos’altro.

L’arbitro Monika Sułkowska lavora a tempo pieno come project manager, ma spende le proprie vacanze arbitrando per il World Snooker Tour e non cambierebbe di spendere il proprio tempo in maniera diversa.

L’arbitro polacco, per quanto riguarda la parte migliore dell’indossare i guanti bianchi sul circuito, afferma: “La parte migliore? È una domanda a cui è facile rispondere. L’essere così vicina al gioco che amo di più. Non c’è niente di più bello.”

“Si entra in un mondo meraviglioso pieno di persone con cui vorresti spendere ore e ore e che amano lo snooker quanto te, e questa non è una cosa scontata, soprattutto considerando da dove sono arrivata io.”

“È stata un’esperienza completamente nuova per me. Trovare persone con cui posso parlare di snooker o guardare una partita insieme. Ci tiene insieme un legame molto forte. Siamo come una famiglia.”

O’Sullivan forse ha cercato di ottenere un’altra reazione dai giocatori, dopo che aveva provato a fare lo stesso quando aveva affermato che: “Dovrei perdere una gamba e un braccio per finire fuori dai primi cinquanta per quanto basso è il livello dei nuovi talenti del mondo dello snooker.”

Ritornando a quest’affermazione che suscitò clamore nel 2020, O’Sullivan ha spiegato: “Questo è uno sport che amo ma ciò che vedo è un’enormità di talento sprecato.”

“Ciò che ha funzionato per me, è stato qualcuno che ha dubitato delle mie capacità. Il mio obbiettivo è stato dunque smentirlo. Speravo che qualcuno me lo dicesse soltanto per stupirlo e fargli rimangiare le sue parole.”

“Se venti persone hanno ascoltato ciò che ho detto, dieci lo avranno intenso in senso negativo, dieci invece avranno pensato: “Adesso gli faccio vedere io. Era tutto quello che avevo bisogno di ascoltare.”

“Dieci di loro penseranno che io sia un idiota, altri dieci invece direbbero a loro stessi: “Sono un giocatore molto migliore di quello che pensa Ronnie.” Io sono interessato soltanto a coloro che hanno preso le mie parole come uno sprone, gli altri dieci si staranno ancora lamentando sul nulla più assoluto.”

Non avrei mai detto qualcosa di simile quindici anni fa, ma adesso l’ho fatto perché tutti si faranno una risata, qualcuno lo considererà uno scherzo, qualcuno altro mi prenderà sul serio. Io non perdo mai quando parlo del mondo dello snooker. L’ho detto un po’ scherzando e un po’ per creare scalpore, in modo da poter spingere gli altri a fare del loro meglio.”

Considerando le sue parole, in nessun modo “The Rocket” non voleva seriamente smettere di incoraggiare i genitori a smettere di supportare i propri figli nel mondo dello snooker, anche perché O’Sullivan sta creando nuove accademie in giro per l’Asia per invogliare nuovi talenti a crescere.

Abbiamo già a disposizione le strutture. Sarà uno spazio di quasi 1500 metri quadrati. Stiamo iniziando a posizionare i tavoli, avremo dei coach professionisti. Speriamo di avere strutture simili in tutta l’Asia.”

“Le Accademie Ronnie O’Sullivan si impegneranno a lungo termine per creare una nuova scena dilettantistica.”

In Asia c’è molta più attenzione e supporto sia per i giovani che per i dilettanti. Credo sia qualcosa che senza dubbi funzionerà.”

“L’idea è quella di crearne prima una sola, e poi quando ci renderemo conto che sta andando bene, sarà più facile aprirne altre. La Cina è senza dubbio parte integrante di questo piano, ma la prima sarà aperta a Singapore.”

Holt si è reso subito conto dell’ironia delle parole di O’Sullivan, e scherzando ha aggiunto: “Prima dice che nessuno debba giocare a snooker, che è una vita da cani fare il professionista, ma poi parla con eccitazione del fatto che vuole aprire accademie in Cina.”

“Entri in queste accademie e di solito attaccato al muro ci trovi sempre citazioni motivazionali come “Credici” oppure “Duro Lavoro=Successo”. Ma cosa troveremo invece nella sua? “Non giocare, lo snooker fa schifo”?

Anthony Hamilton, un altro giocatore che è ormai da più di trent’anni sul circuito, ha espresso in maniera magistrale la relazione amore-odio con cui ogni giocatore di snooker convive.

É un modo complesso per potersi guadagnare da vivere, ma lo “Sceriffo” non cambierebbe la sua decisione.

“A me è andata più che bene e non ho alcun rimpianto perché mi sono goduto la mia carriera.”

Sono stato in top-10, in top-16, 12 volte al Crucible e ho giocato svariate finali. Inoltre ho giocato anche tanti match di snooker durissimi che non sono passati in TV. Molte delle mie partite preferite le ho giocate lontano dagli schermi in sale dietro l’angolo di casa mia.”

“Vittorie e sconfitte al campionato del mondo, cose che non avete potuto vedere ma che vivranno per sempre insieme a me fin quando non esalo il mio ultimo respiro. Per questo gioco a snooker, per competere. E per avere ricordi belli e brutti. Alcuni di questi ultimi sono tra i miei preferiti.”

“Alcuni dei miei ricordi preferiti sono sconfitte perché l’incontro in sé è stato semplicemente fantastico, sia io che il mio avversario eravamo al meglio della nostra forma e uno dei due si è ritrovato dalla parte sbagliata.”

“Non c’è niente da nascondere, per quello amiamo e allo stesso tempo odiamo lo snooker. È quasi un concetto medievale. Nel corso degli anni ammetto di avere odiato tanti giocatori di snooker, ma adesso credo sia una razza in estinzione la nostra, credo che siano davvero tipi a posto.”

“Lavorano duro per poi ottenere soltanto un pugno di sterline. Ma va comunque bene, è comunque migliore di tanti altri lavori. Ma tutti si impegnano davvero in un gioco che a volte ti dà tutto tranne che soddisfazione.”

“É una strada tortuosa da seguire e ogni singola volta che si va a giocare un torneo, tutti tranne il vincitore tornano a casa incavolati e arrivi a provare la stessa sensazione per ben trent’anni. Non c’è alcun glamour, se credi di giocare a snooker per quello, hai sbagliato sport. Ecco perché tanti giocatori non durano a lungo sul circuito, arrivano ad un certo punto e poi decidono che è meglio finirla.”

“Sì, amo lo snooker, per davvero. Provo a ripetermi a volte che non è vero, ma non ci riesco, mi piace davvero. Non c’è nulla di più mortificante di giocare a snooker, il gioco alla fine finisce sempre per vincere, ecco perché è difficile.”, conclude Hamilton.

“Ecco perchè noi tutti riveriamo Ronnie O’Sullivan così tanto, perché riesce a rendere questo gioco terribilmente facile.”

“The Rocket” vede tante vite sprecate, tanti altri invece non sono proprio dello stesso parere.

Sull'autore

Marco Staiano

Le sale fumose, i cazzotti, bere fino all'alba, scommettere l'ultima sterlina sul frame decisivo. Gilet all'ultima moda e cravatte sgargianti. Il genio e la sregolatezza in una stecca. Le macchine da guerra del panno verde. Il Crucible Theater. Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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