La storia dello snooker, partendo dalle sue origini, è ricca ma compressa in poco più di cento anni. Il giornalista John Silverton ci porta alle origini del gioco, analizzandone la sua evoluzione, soprattutto dal punto di vista del gioco di serie.

Il primo 147 della storia dello snooker è stato realizzato nel 1934, 59 anni dopo la nascita del gioco, avvenuta nel 1895. Per poter giungere ad un livello in cui serie di qualità fossero siglate con continuità, lo snooker ha dovuto attendere oltre mezzo secolo. Per far sì che ciò accadesse abbiamo assistito ad un radicale cambiamento nel metodo di gioco, steccata e posizione al tavolo, oltre a un cambiamento nel modo di pensare e negli atteggiamenti. Un giocatore solo, Joe Davis, ha avuto un ruolo-chiave nel trasformare il gioco e renderlo popolare. Oggi ancor di più possiamo godere di questo successo. Ma le cose non sono sempre andate così.

Nel periodo compreso tra il 1870 e il 1880 il metodo principale per realizzare punti nel gioco dell’English Billiards era il cosiddetto “spot stroke”, una serie di imbucate della bilia rossa dal billiards spot, corrispondente alla posizione della nera su un tavolo da snooker. La possibilità di accumulare tanti punti e lo spettacolo offerto dalle abilità dei giocatori fece sì che nuovi giochi iniziassero ad essere sviluppati, in cui l’atto di mandare giù le bilie aveva un ruolo predominante.

Nel “Pyramids” ad esempio i giocatori dovevano imbucare quindici rosse da un triangolo, il cui apice era posizionato sullo spot della rosa. Si tennero alcuni campionati della specialità fino al 1879 e alcuni professionisti dell’English Billiards si sfidarono occasionalmente in questo gioco. In ogni caso, la disciplina divenne dopo poco esclusivamente parte della dieta del buon giocatore d’azzardo.

Una nuova serie di giochi “ad imbucare” nacque poco dopo, tutti inseribili nella categoria denominata “Pool”. Qui si iniziò ad inserire alcune bilie colorate e ogni giocatore perdeva una “vita” quando una di queste ultime veniva imbucata. L’idea di un gioco di serie con bilie rosse e colorate giunse soltanto in seguito. Fu infatti Sir Neville Bowles Chamberlain ad incrociare “Pool” e “Pyramids” mentre stazionava in India Meridionale nell’estate del 1875.

In ogni caso l’innovazione di Chamberlain non lasciò l’Asia sin quando il grande John Roberts Junior, uno dei più grandi giocatori di biliardo di tutti i tempi, incontrò il feldmaresciallo a Bangalore e riportò con sé il gioco nel Regno Unito. La John Roberts Billiards Supply Company iniziò immediatamente a commercializzarlo.

Per alcuni anni le regole, la posizione e il colore delle bilie cambiarono considerevolmente, fino a quando John Dowland, un famoso arbitro e giocatore, codificò le regole nel 1891. All’inizio del ‘900 lo snooker incrementò la sua popolarità, sino a diventare il secondo gioco dietro l’English Billiards. Soprattutto tra i dilettanti il gioco divenne sempre più popolare.

Nonostante ciò, lo sviluppo del gioco fu ostacolato dalle spese esorbitanti che c’erano per potersi procurare le preziose ventidue bilie in avorio. Giocatori professionisti e puristi sdegnarono inoltre non troppo velamente lo snooker.

Il Maggiore Broadfoot, nel suo trattato intitolato “Billiards”, pubblicato nelle Badminton Library Series nel 1896, scrisse così:

“Il lato negativo dello snooker sta nel fatto di essere completamente soggetto alla fortuna. Ci sono così tante bilie sul tavolo che ogni colpo, anche quelli eccellenti, può essere influenzato da una deviazione che non è possibile prevedere […] La preponderanza della fortuna dunque rende lo snooker un gioco inferiore sia al Pool che all’English Billiards.”

Broadfoot era un esempio massimo di purista dell’English Billiards e non sorprende dunque la sua attitudine nei confronti dello snooker. Il livello di gioco molto basso mostrato dai dilettanti non era però un caso: era infatti pressoché inesistente l’utilizzo di ogni tipo d’effetto (stun, screw, side) per evitare le altre bilie.

In ogni caso i grandi nomi dell’epoca dell’English Billiards avevano comunque riservato una certa attenzione allo snooker, utilizzandolo come riempitivo tra un match e l’altro o come semplice passatempo, senza concentrarsi su tecnica, strategia e costruzione della serie. Questo il parere di Charles Roberts nel suo libro “The Complete Billiards Player”, pubblicato nel 1911.

“Il miglior consiglio che posso dare è quello di giocare a snooker distrattamente e senza grande attenzione. Realizzare con costanza “winning hazard” (ossia imbucate) può distrarre dai corretti angoli di uso costante nell’English Billiards. Per giocare a snooker basta mandare giù le bilie e poi giocare la difesa dura, mentre nell’English Billiards ci sono dozzine di varianti da tenere in considerazione. Lo snooker può impedire di migliorarvi e il vero giocatore deve dedicare tempo e cervello soltanto al vero gioco (l’English Billiards)”.

Il vero valore della bilia nera come perno nel gioco di serie non è stato sfruttato sino al 1920, quando si iniziarono a vedere i primi passi in avanti nel break building. Visto che la maggior parte dei giocatori che si dedicarono con costanza al gioco in questo periodo furono dilettanti, toccò a loro il compito di mettere a referto le prime serie di un certo valore. E. Mayhew realizzò una serie da 50 nel 1905, F. Garside una da 73 nel 1909, mentre il primo centone fu realizzato da George Hargest nel 1915, quando a Blackwood, nel Monmouthshire siglò un break da 112. Il break fu certificato dalla Billiards Association.

La crescente popolarità del gioco tra gli amatori, stuzzicò anche i professionisti dell’English Billiards, che iniziarono a giocare frame di snooker nelle loro esibizioni e poi anche come inframezzo tra una sessione e l’altra dei loro match. I giocatori iniziarono così a realizzare con più continuità serie di qualità.

John Roberts Junior (73 nel 1907), Jack Harris (73 nel 1908), Albert Cope (83 nel 1913). Anche Albert Williams, il giocatore con un solo braccio, realizzò una splendida serie da 74 nel 1914.

Il primo professionista a mettere a referto un centone fu l’australiano Frank Smith Junior, che siglò un break da 116 al Belfield Hotel di Sydney. Dopo Smith, Murt O’Donoghue realizzò una serie da 102 a Te-Aroha in Nuova Zelanda, seguito da Conrad Stanbury (113) a Winnipeg in Canada.

Per svariato tempo si considerò Stanbury come il primo giocatore ad aver siglato un centone, cosa che la Federazione per un certo periodo aveva anche certificato.

Rara foto del canadese Conrad Stanbury, per molto tempo ritenuto il primo giocatore ad avere realizzato un centone.
Frank Smith Jr, australiano, il primo professionista ad aver realizzato la prima serie da più di cento punti nella storia del gioco.

I giocatori professionisti iniziarono a rendersi conto che serie di maggior valore potevano essere realizzate controllandosi sul controllo della bilia battente. Lo snooker aveva le potenzialità per divenire dunque un gioco competitivo sotto ogni aspetto con l’English Billiards, provvedendo anche un grande intrattenimento per il pubblico.

Joe Davis vinse la prima edizione del campionato del mondo nel 1927, iniziando un’epoca in cui il gioco sarebbe cresciuto a dismisura. Davis, già vincitore del torneo più prestigioso dell’English Billiards, iniziò a studiare il gioco con attenzione e negli anni ’30 le sue ricerche permisero di innalzare notevolmente il livello dello snooker: l’arte del gioco posizionale, il gioco di serie e la strategia divennero sempre più raffinate. Parte degli studi di Davis modificò sostanzialmente l’azione di steccata e la posizione al tavolo, stabilendo le fondamenta di una tecnica ancora oggi valida. Gli sforzi di Davis si concentrarono in maniera accurata sul controllo della bilia battente e sull’utilizzo dello stun shot.

Le serie di qualità iniziarono ad essere realizzate con più continuità. Davis realizzò serie da 100 (1928), 101 (1929) e 105 (1930). Quest’ultima fu la prima serie di cento punto o più realizzata al Campionato del Mondo.

Murt O’Donoghue, che non ha mai sfidato Joe Davis per il titolo, siglò serie da 134 e 136 nel 1928. Pochi mesi dopo questo traguardo, compì una vera e propria impresa per l’epoca, realizzando tre centoni consecutivi (138, 130, 118) a Auckland, in Nuova Zelanda. Sydney Lee, ancora dilettante, mise a referto una serie da 102 nel 1933, mentre Horace Lindrum imbucò quindici rosse, dieci nere, cinque blue e tutti i colori per mettere a segno un 137 nel 1932.

Ritratto di un settantaduenne Edward “Murt” O’Donoghue.

Il cosiddetto “maximum”, il famigerato break da 147 punti, sembrava dunque vicina. Quando Joe Davis ripulì il tavolo con una serie da 132 (14 rosse e 10 nere) nel 1934 il momento pareva vicino. Ci vollero invece altri ventitré anni affinché ciò accadesse. Il primo a riuscirci fu proprio Murt O’Donoghue in Australia. Secondo la mia opinione, il neozelandese resta il più forte giocatore a non essere mai diventato campione del mondo. Ci riuscì proprio nel 1934. Dopo altri 39 anni, soltanto altri 23 giocatori sono riusciti a realizzare un “frame perfetto”.

Sull'autore

Marco Staiano

Sogni, speranze e illusioni celati in ventidue bilie colorate.

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